Nella prima parte di questa serie, abbiamo scoperto che l’inglese è stata una lingua fortunata. Tra le 7000+ lingue parlate oggi nel mondo, una lista in continua evoluzione di dialetti che cambiano, crescono e muoiono, l’inglese è diventato dominante. 

Gli eventi storici favorevoli e l’esigenza di praticità negli scambi commerciali hanno fatto la fortuna dell’inglese, che divenne predominante alla fine del XX secolo, e non sorprende che le circostanze e la praticità siano altrettanto responsabili per il nuovo mondo di lingue in cui viviamo oggi.

All’inizio del secolo, il mondo anglofono era ancora sicuro che la lingua inglese avrebbe continuato a dominare. Il British Council, (organizzazione rispettata e straordinaria fonte di ‘soft power’ per il Regno Unito, era così preoccupato da diffondere un report nel 2006, che avvisava:

  • “Anche se il numero di persone che parlano inglese cresce, ci sono segni che il predominio globale della nostra lingua possa scemare nel prossimo futuro … [Questa] analisi dovrebbe porre fine a qualsiasi compiacimento di chi crede che la dominanza internazionale dell’inglese sia così inattaccabile che le giovani generazioni del Regno Unito non abbiano bisogno di conoscere altre lingue”.

Online, (dove si trova la maggior disponibilità di dati, l’UNESCO ha riscontrato un declino costante di anno in anno nella percentuale di pagine web in inglese, passate dal 75% del 1998 a qualcosa tra il 20% e il 40% ((a seconda della metrica utilizzata) di oggi. 

 

 

Cosa è successo?

Segui i soldi

I fattori più importanti sono i due motori gemelli dello sviluppo della popolazione e dell’economia. 

Per far sì che una lingua diventi prevalente non è sufficiente che uno stato sia popoloso. Il subcontinente indiano, per esempio, è sempre stato densamente popolato, ma il retaggio culturale tribale, prioritario rispetto a quello statale, mantiene vivo il significato e il valore dei dialetti e delle lingue locali. Per questo motivo l’inglese è ancora la lingua principale per le attività diplomatiche e affaristiche in molti contesti indiani.

Più importante di una popolazione unita è la crescita economica. Nel 2014, l’Università di Cambridge ha segnalato una nuova ricerca sulla diversità culturale in cui si dimostra che lo sviluppo economico ha spazzato via, (in positivo o in negativo, esattamente quei dialetti tribali e quelle differenze: 

  • “Con lo sviluppo dell’economia, una lingua finisce col dominare le sfere politiche ed educative di una nazione. Le persone sono costrette ad adottare la lingua dominante o rischiano di essere lasciate indietro economicamente e politicamente ” 

– Dr Tatsuya Amano del Dipartimento di Zoologia dell’Università di Cambridge.

Dato il progresso economico dei paesi BRIC, non sorprende che le loro lingue stiano diventando più diffuse. Oggi, il cinese semplificato rappresenta il 19,4% dei contenuti in rete, neanche l’1% in meno dell’inglese (20.3%).

Il Web di tutti

Poi c’è la tecnologia stessa. 

Si potrebbe pensare che tutto quell’Inglese online abbia ulteriormente spinto la lingua all’interno della cultura di altri paesi, ma basta guardare ai film per vedere che non è successo.

Hollywood può essere la fonte di migliaia di film in lingua inglese ampiamente distribuiti in tutto il mondo, ma l’effetto è stato duplice. Certamente ha aiutato più persone a imparare l’inglese. Ma allo stesso tempo ha incoraggiato i creativi locali a sviluppare le proprie industrie cinematografiche, rafforzando i valori e il patrimonio narrativo locale. Ed ecco i musical di Bollywood, la produzione sfacciata e raffinata di Nollywood a Lagos e, meno scontati, i centri di eccellenza che dimostrano eccezionali abilità, come l’Ungheria nell’animazione.

Nello stesso tempo, Internet ha reso familiare l’inglese per più persone in tutto il mondo, ma ha alimentato le interazioni locali: perché parlare inglese quando si può parlare la propria lingua?

Un altro sviluppo tecnologico chiave viene dal fatto che le infrastrutture mobile hanno consentito ai paesi in via di sviluppo di tutta l’Africa e l’Asia di saltare la prima fase evolutiva del web (cavi e PC da tavolo) per passare direttamente all’economia mobile. Questo ha dato a entrambi i continenti dieci anni di vantaggio; per esempio, gli analisti di Common Sense Advisory segnalano che:

  • “Negli ultimi anni, si è impennato il numero di persone che hanno accesso al web da Africa, Asia e Oceania grazie alle tariffe convenienti per i piani dati e agli investimenti governativi. In Myanmar, per esempio, la rete mobile è stata creata nel 2014 e oggi, su una popolazione totale di 53 milioni di individui, l’80% utilizza uno smartphone”. 

 

 

L’exploit asiatico non mostra segni di rallentamento: Il report annuale di We Are Social del 2017 ha mostrato una crescita degli abbonati online in Asia del 15% YoY rispetto al 3% dell’Europa, ormai satura.

Naturalmente, tutte queste nuove connessioni significano nuove interazioni in nuove lingue, soprattutto perché il Social Web ci fa tutti creatori di contenuti. 

La politica della lingua

Infine, la lingua è una questione piuttosto politica. Soprattutto con la Brexit. La Gran Bretagna è solo una piccola parte del mondo anglofono ma, proprio come successe alla Britannia per via delle sue imprese marittime del 1600 e 1700, la Gran Bretagna sta creando con la Brexit ondate sproporzionate di sentimenti avversi all’inglese in tutta Europa. Per questo motivo, il presidente della Comunità Europea Claude Juncker è felice di sostenere che “L’inglese va sostituito come lingua dell’Unione Europea “.

E poiché la gente comune comprende l’importanza che ha la lingua che si parla nella propria cultura, la questione si è politicizzata, il che significa che l’inglese potrebbe diventare una vittima globale.

Il Belgio, per esempio, è fortemente interessato da una guerra civile linguistica (senza contare le diverse operazioni compiute senza un governo valido) perché il paese è diviso tra francofoni e olandofoni , i fiamminghi e i valloni. All’interno di entrambi i gruppi molti parlano l’inglese, ma il regionalismo culturale incoraggia l’uso dei dialetti locali. 

In realtà, non serve neanche un conflitto per colpire l’Inglese. Nel 2008, l’Academie Francaise, tutrice della lingua francese, ha presentato una lista di oltre 500 termini mutuati dall’inglese che avrebbe voluto vietare, (compresi ‘supermodel’ e l’aborrito ‘low cost’ per le linee aeree. Non è accaduto, e forse si è trattato di una delle ricorrenti trovate delle pubbliche relazioni dell’Academie. (Similmente, l’anno scorso, il Ministro della Cultura ha fatto pressioni per introdurre una nuova tastiera francese standardizzata, perché le tastiere QWERTY influenzavano l’uso corretto della grammatica francese. Rimane il fatto che, nei prossimi anni, dovremmo aspettarci di vedere l’inglese sempre più spesso sconfitto dalla fedeltà alle lingue nazionali; e che internet sia una fonte di nuovo orgoglio nazionale, piuttosto che una spinta all’adozione improvvisa della lingua inglese.

Quindi, l’analisi del British Council era accurata. La globalizzazione, il riequilibrio economico, le nuove tecnologie, il fatto che gli strumenti creativi sono ora nelle mani di tutti e (osiamo dirlo) i maledetti emoji, sono tutti serviti a ridurre la predominanza della lingua inglese, in rete e nel lavoro. 

La Silicon Valley potrebbe ancora essere sede della potenza economica del pianeta ma, paradossalmente, dato che viviamo in un mondo più connesso che mai, la Valley sta aiutando a prosperare le lingue e le identità regionali che esse rappresentano. 
Nel prossimo blog, scopriremo cosa significa tutto questo per gli affari.