“Game of Tones”: creazione di lingue fittizie

11 min read
Artwork by Nicolae Negura

ATTENZIONE: spoiler più avanti!

È finita. Dopo otto stagioni, Il Trono di Spade è giunto al termine. Due regine sono cadute in disgrazia e un’altra è salita al potere nel Nord, l’ultimo Targaryen vivente è stato esiliato oltre la Barriera e Tyrion ha convinto tutti che Bran fosse il più meritevole dell’ormai distrutto Trono di Spade. Personalmente l’esecuzione non mi è piaciuta molto, ma nel complesso mi è sembrata una conclusione adeguata alla storia.

Che abbiate fatto il tifo per gli Stark, i Lannister o i Targaryen, si continuerà a discutere sul finale de Il Trono di Spade ancora per molto. Ma la serie televisiva si lascia dietro un’eredità molto più grande di fan accaniti e una miriade di discussioni su Reddit.
Grazie all’adattamento televisivo della serie di romanzi di George R. R. Martin, abbiamo due nuove lingue, sebbene fittizie: l’Alto Valyriano e il Dothraki.

Khaleesi, dracarys e molto altro

Nei romanzi, Martin ha scritto solo qualche espressione in Alto Valyriano, come “valar morghulis” (tutti gli uomini devono morire), “dracarys” (fuoco di drago) e diverse parole in Dothraki. Ma gli showrunner de Il Trono di Spade, David Benioff e D. B. Weiss, hanno deciso di introdurre una lingua pienamente definita con cui potessero scrivere dei dialoghi. Nel 2009 hanno quindi organizzato un concorso per la creazione della lingua Dothraki rivolto ai membri della Language Creation Society.

Le regole del concorso erano semplici: la lingua inventata doveva rispettare i termini coniati da George R. R. Martin nei suoi libri ed essere abbastanza semplice da apprendere per gli attori.

Presentiamo David J. Peterson, primo del suo nome, inventore di lingue e vincitore di concorsi.

Ha realizzato la lingua Dothraki basandosi su quel poco materiale che aveva trovato nei romanzi, ma ha anche tratto ispirazione da lingue reali. Peterson si è avvalso della formazione del sostantivo in swahili e delle forme verbali negative in estone, oltre a prendere spunto da molte altre lingue, tra cui russo, turco e inuktitut. Ma il Dothraki non assomiglia lontanamente a queste lingue reali. Peterson lo paragona a un mix di arabo, senza le consonanti faringee, che si articolano principalmente nella parte posteriore della gola, e spagnolo, per via delle consonanti dentali, quelle che pronunciamo ponendo la lingua sui denti superiori.

Nel Dothraki ci sono 23 consonanti e tre vocali, tre tempi verbali e due imperativi che si sposano con la natura autoritaria del popolo Dothraki. La grammatica ricorda quella dell’inglese, in particolare per via della struttura della frase soggetto-verbo-oggetto, per cui era relativamente semplice da comprendere. Per quanto riguarda il vocabolario, Peterson ha inizialmente messo insieme 1.700 parole in Dothraki, che sono poi diventate 10.000.

Ma il suo lavoro non si concludeva con l’ampio vocabolario e le diverse regole grammaticali. Secondo Weiss, Peterson ha scelto “un approccio davvero antropologico alla lingua, tenendo in considerazione la storia, la geografia e la cultura del popolo che parlava la lingua e facendo in modo che questa rispecchiasse adeguatamente la loro realtà”.

E la realtà dei Dothraki è quella di un popolo nomade che si sposta a cavallo, simile ai Mongoli. Sono divisi in diversi clan che viaggiano insieme sotto la guida di un leader, ma non c’è un singolo individuo che governa su tutti i clan. Per questo motivo non c’è una traduzione diretta di “trono” in Dothraki, ad esempio. Peterson non ha neanche inserito la parola “libro” nel vocabolario Dothraki, perché non è un concetto familiare a questo popolo fittizio che non utilizza un sistema di scrittura.

Oltre al Dothraki, Peterson ha anche creato la lingua dell’Alto Valyriano per la terza stagione della serie. In questo caso ha però utilizzato un approccio diverso. L’Alto Valyriano sta all’universo del Trono di Spade come il Latino sta al nostro mondo; una lingua utilizzata solo dagli studiosi e insegnata solo ai nobili. In origine era una lingua parlata dal popolo di Valyria, che scomparve ben prima che iniziasse la storia de Il Trono di Spade, per cui non esisteva una cultura vivente su cui Peterson potesse basare tale lingua. Ha inventato solo le parole essenziali per creare i dialoghi necessari per la serie.

Proprio come il Latino, l’Alto Valyriano si è evoluto in dieci diversi dialetti e lingue, noti nel loro insieme come Basso Valyriano. Quest’ultimi non sono così sviluppati come le altre due lingue fittizie realizzate per la serie. Al contrario, Peterson ha preso nota dei dialoghi essenziali in Alto Valyriano e ha poi applicato una serie di cambiamenti fonologici, semantici e grammaticali per evidenziare le differenze tra i dialetti tipici.

Oltre a tener conto della cultura dei popoli fittizi per cui creava la lingua, a Peterson piaceva anche trarre spunto dalla sua vita personale. La parola “gatto” in Alto Valyriano è “kēli”, dal nome del suo gatto (Keli). Erin, il nome di sua moglie, appare in tutte le lingue che lui crea. In Dothraki significa “gentile”.

Lunga vita e prosperità alla lingua

Quando si tratta di inventare una lingua, non c’è da seguire un metodo da manuale. Marc Okrand, meglio noto come l’uomo che ha inventato il Klingon, riconosce l’eccellente lavoro svolto da David J. Peterson per Il Trono di Spade, perché considera la lingua nel suo complesso, in funzione delle persone che la parlano e della loro storia e cultura. Tuttavia Okrand non seguì lo stesso processo durante la creazione della lingua per l’universo di Star Trek.

Il Klingon fece la sua prima apparizione sul grande schermo in ” Star Trek: The Motion Picture” , uscito nel 1979. Fu James Doohan, che interpretò Scotty nel film, a inventare qualche parola in Klingon per il personaggio di Mark Lenard. Inizialmente era una lingua incomprensibile che serviva solo per denotare la differenza tra i Klingon e gli altri personaggi.

Ma per Star Trek III – Alla ricerca di Spock, il film del 1984, Leonard Nimoy e lo scrittore-produttore Harve Bennett desideravano che la razza di guerrieri umanoidi parlasse una vera e propria lingua e non una serie di suoni casuali. Pertanto chiesero a Marc Okrand, che aveva realizzato le quattro battute in Vulcaniano nel precedente film di Star Trek, di creare una lingua completa e strutturata.

Per coerenza, Okrand basò la lingua Klingon sulle frasi che Doohan aveva inventato. Da lì iniziò a sviluppare la lingua con l’intento di farla sembrare il più aliena e sconosciuta possibile all’orecchio umano. Lo stesso Okrand spiega:

Le lingue umane tendono a seguire degli schemi. Determinati suoni vanno insieme, mentre altri no. Ho infranto queste regole e ho inserito suoni in Klingon che non dovrebbero esistere in una stessa lingua. Non c’è un suono in Klingon che non sia possibile trovare in una lingua reale, tuttavia la raccolta di suoni è eccezionale.

È proprio questa raccolta di suoni, in prevalenza gutturali e bruschi, a caratterizzare il Klingon. Prendiamo ad esempio la combinazione di lettere “qx”. Secondo il Klingon Language Institute, per pronunciarla correttamente bisogna “chiudere la bocca più all’indietro possibile, come con la q, ed espirare con forza, come per cercare di rimuovere il cibo che ci è andato di traverso”. Nel caso ve lo stesse chiedendo, la lettera q in Klingon ricorda il suono che facciamo quando ci stiamo per strozzare.

Anche la struttura della frase in Klingon è particolarmente insolita e caratteristica. A differenza del più comune ordine di parole soggetto-verbo-oggetto, il Klingon preferisce l’ordine oggetto-verbo-soggetto, che viene utilizzato raramente e solo da pochissime tribù nelle Americhe.

Okrand voleva semplicemente che la sua lingua sembrasse il più aliena possibile. Decise subito di non creare parole o regole grammaticali in base alla geografia o alla cultura Klingon, semplicemente perché non era uno scrittore. Avrebbe lasciato ai creatori e agli sceneggiatori del film il compito di inventare i retroscena dei Klingon, mentre lui si sarebbe concentrato solo sulla loro lingua.

Il signore delle parole

J. R. R. Tolkien, d’altra parte, fece entrambe le cose. Infatti creò prima le sue lingue fittizie e solo dopo scrisse Lo Hobbit, Il Signore degli Anelli e Il Silmarillion per creare un universo in cui parlassero la propria lingua. In una lettera del 1958 a suo figlio Christopher spiega:

Nessuno mi crede quando dico che il mio lungo libro [Il Signore degli Anelli] è un tentativo di creare un mondo in cui una forma di linguaggio accettabile dal mio personale senso estetico possa sembrare reale. Ma è vero.

Sia ne Il Trono di Spade che in Star Trek, le lingue fittizie hanno lo scopo di garantire autenticità ai mondi in cui sono inserite, mentre ne Il Signore degli Anelli è l’immaginaria Terra di Mezzo a dare un significato alle lingue. Se pensiamo alle lingue reali parlate dagli umani, si evolvono in funzione della storia e della cultura delle persone che le parlano. Tolkien creò le sue lingue in modo che facessero altrettanto, per cui aveva bisogno del contesto per supportarle.

Tolkien concepì le lingue per tutti i diversi popoli che appaiono nei suoi romanzi, ma si impegnò principalmente nelle lingue elfiche, in particolare Quenya e Sindarin. Nella storia della Terra di Mezzo, entrambe le lingue nacquero quando una parte gli Elfi si spostò per stabilirsi in un’altra regione, mentre gli altri rimasero indietro.

Analogamente all’Alto Valyriano de Il Trono di Spade, il Quenya è considerata la lingua dell’Alto Elfico o il Latino Elfico, usato esclusivamente come lingua formale e nella scrittura. Prende molto spunto dal finlandese, una delle lingue preferite di Tolkien. La somiglianza più sorprendente tra le due lingue, nonché una delle caratteristiche principali del Quenya, è la loro natura agglutinante, nel senso che è possibile aggiungere diversi affissi alle parole per cambiarne il significato. Una parola in Quenya potrebbe avere lo stesso significato di un’intera frase in inglese.

La lingua comunemente parlata dagli Elfi è il Sindarin. Prende forma da una delle altre lingue preferite di Tolkien, il gallese. È stata pensata per avere una fonologia, o un sistema di suoni, simile al gallese, in cui tutti i suoni sono gli stessi in entrambe le lingue. Inoltre la grammatica del Sindarin si basa in parte su quella del gallese.

Tolkien era principalmente un filologo e un accademico, con una grande passione per ogni tipo di lingua, per cui non sorprende che si sia ispirato alle sue lingue preferite per crearne di nuove che si sposassero con il suo gusto e il suo stile personale. Non stupisce nemmeno che abbia persino inventato un sistema di scrittura più idoneo alle sue lingue fittizie. Il Tengwar, o Caratteri Fëanoriani, è un sistema di scrittura inventato nel mondo immaginario di Tolkien dall’elfo Fëanor, utilizzabile per scrivere quasi tutte le lingue, tra cui il Quenya e il Sindarin. In realtà è stato creato da Tolkien tra gli anni ’20 e ’30. Si distingue per il fatto che “le forme delle lettere corrispondono alle caratteristiche dei suoni che rappresentano”.

Il bisogno di lingue fittizie

Benché Tolkien sia da molti considerato il pioniere della lingua inventata, la storia dimostra che questa pratica risale al XII secolo, quando Santa Ildegarda di Bingen documentò la Lingua Ignota, che si ritiene la prima lingua artificiale in assoluto. Talvolta le lingue artificiali arrivano anche a diffondersi: basti pensare all’Esperanto, una lingua artificiale creata da L. L. Zamenhof, il quale desiderava una lingua unica per favorire la pace e l’unione nel mondo.

Ultimamente le lingue fittizie o artificiali hanno acquisito notorietà grazie alla cultura popolare. Il Trono di Spade, Star Trek e Il Signore degli Anelli sono i primi che vengono in mente, ma molte altre produzioni di Hollywood hanno affidato ai linguisti il compito di creare apposite lingue fittizie.

In Avatar di James Cameron c’è il Na’vi, una lingua aliena creata da Paul Frommer; in Thor: The Dark World di Marvel abbiamo sentito gli Elfi Oscuri parlare lo Shiväisith, mentre in Doctor Strange esiste una speciale lingua magica chiamata Nelvayu, entrambe inventate da David J. Peterson. Peterson ha inoltre creato il Verbis Diablo per le streghe e i demoni di Penny Dreadful, ha ideato il Trigedasleng, la lingua parlata dai Terrestri nella serie TV di fantascienza The 100, e cinque diverse lingue fittizie in Defiance.

Il numero di lingue fittizie create per film e serie TV è destinato ad aumentare. E non solo perché dona quel tocco di autenticità alle storie narrate. Per decenni gli spettatori si sono accontentati di vedere razze aliene o mitologiche parlare in una lingua comprensibile, ma ultimamente stanno diventando sempre più esigenti e l’idea di una lontana galassia in cui gli abitanti recitano battute in inglese non convince più. Inoltre ci appassioniamo sempre di più ai prodotti culturali che consumiamo. L’Amleto è stato tradotto in Klingon, ad esempio, e sono di più le persone che imparano l’Alto Valyriano su Duolingo rispetto a quelle che capiscono e parlano il gaelico scozzese o il gallese.

Quando si tratta di conoscere una seconda lingua, imparare a parlare le lingue dei nostri personaggi di fantasia preferiti è un gran vantaggio. Certamente conoscere il Dothraki non sarà utile in un colloquio di lavoro. Tuttavia è un modo per avvicinarsi alla cultura e al mondo immaginario in cui esistono queste lingue e per fare in modo che la loro eredità non vada perduta.

ArtboardFacebook iconInstagram iconLinkedIn iconUnbabel BlogTwitter iconYouTube icon