Kim Harris ha dichiarato: “Le aziende hanno un disperato bisogno di accedere alle lingue per vendere oltre confine”

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Quando Kim Harris si è trasferita dal Canada in Germania come studente, non aveva idea che il suo amore per le lingue l’avrebbe portata così lontano. Quello che era iniziato come un semplice lavoro di traduzione per una società del Regno Unito, ai tempi in cui Kim lavorava in un negozio di computer, ha dato il via alla sua carriera come uno dei principali attori europei nei servizi linguistici.

Ciò successe più di 20 anni fa e da allora lavora in questo campo. Oggi, Kim Harris è la cofondatrice di uno dei fornitori di servizi linguistici di maggior successo in Europa, Text&Form. È anche membro del comitato consultivo della Rosetta Foundation comitato consultivo, un’organizzazione senza scopo di lucro che si focalizza sulla promozione di un accesso paritario all’informazione e alla conoscenza in tutte le lingue del mondo, nonché membro del consiglio di redazione dell’Iniziativa di traduzione della Commissione europea.

Per il secondo episodio di Comprendere con Unbabel, abbiamo avuto il piacere di accogliere Kim nel nostro ufficio per una chiacchierata. Abbiamo parlato di come la traduzione si sia evoluta negli ultimi 20 anni e di come le traduzioni automatiche aprano un varco nel settore, di come la maggior parte delle aziende ora abbia disperatamente bisogno di accedere alle lingue per vendere oltre confine e di come abbiamo bisogno di adattare la tecnologia allo scopo.


Nel 1996, la Traduzione Automatica era appena accessibile

Quando Kim Harris divenne la cofondatrice di Text & Form nel 1996, l’attività di traduzione era molto diversa:

All’epoca era molto più lenta… la traduzione automatica non era affatto accessibile, esisteva ma non veniva utilizzata.

Esistevano alcuni sistemi di TA negli anni ’90 ma, come spiega Kim, “erano usati essenzialmente per lavori di grandi dimensioni e da compagnie di localizzazione molto grandi, che avevano la possibilità di implementarli”. Per le aziende più piccole era impensabile.

 

 

Le piccole imprese non sapevano nemmeno che la traduzione automatica esistesse e anche i sistemi di gestione di memorie di traduzioni che venivano utilizzati erano molto ingombranti ed estremamente lenti.

Oggi il panorama è cambiato e la TA ne è una parte integrante, eppure le aziende continuano a faticare a vendere oltre i confini.


Perché le aziende hanno bisogno di accedere alle lingue per vendere oltre confine

Kim è molto schietta su questo:

Se non riesci a tenere il passo con le persone che comunicano e vendono nella lingua madre dei clienti, allora non riuscirai a trovare alcuno spazio in quel mercato… se non forniscono informazioni di qualità nelle lingue della regione in cui vogliono vendere, non saranno in grado di vendere perché non possono competere con quelli che lo fanno.

La verità è che le persone apprezzano il linguaggio più di quanto non si pensi e, secondo Kim, ciò “è stato dimostrato più e più volte. Le persone sono più disposte a trascurare i dettagli di alcune sue caratteristiche piuttosto che quelli relativi alla lingua”.
Cosa succede, però, se traduci solo il sito della tua azienda e i tuoi clienti iniziano a interagire con te in quelle lingue? Questa è tutta un’altra storia secondo Kim: “tutti vogliono le informazioni rapidamente, ma le persone non possono tradurre i contenuti generati dagli utenti in modo rapido, quindi è necessario iniziare a cercare delle soluzioni”.


La lingua è un ostacolo crescita economica nell’Unione europea

La lingua è un ostacolo molto serio per tutta l’Unione Europea, visto che ha due dozzine di lingue ufficiali. E, secondo Kim, la lingua è diventata un ostacolo alla crescita economica nella regione:

Il 95% di tutte le aziende nell’Unione europea sono piccole e medie imprese e queste aziende hanno un disperato bisogno dell’accesso alle lingue per poter vendere i loro prodotti e servizi oltre i confini.

Stando a quanto ha detto, ciò significa che, se queste aziende più piccole avessero accesso a “più lingue al fine di poter vendere i propri servizi, come lo shopping online o l’accesso a determinati tipi di servizi audio, allora credo che la crescita economica nell’Unione europea migliorerebbe”.

Il che, in sostanza, è il motivo per cui l’Unione europea sta investendo così tanto nella ricerca sulla traduzione automatica e nei servizi di traduzione. È evidente la necessità di “strumenti che ci permettano di tradurre più velocemente, ora dobbiamo iniziare a cercarli e devono essere adatti ai nostri scopi, quindi la TA si adatta molto bene a diversi utilizzi”.

Tuttavia, come Kim ha sottolineato “a volte è difficile per il mondo della traduzione accettare che abbiamo bisogno di questi strumenti per far si che l’industria stessa continui a crescere, perché molte persone li vedono come delle minacce, invece di pensare a quanto i loro affari potrebbe crescere col loro aiuto”.


La tecnologia non sostituirà mai completamente i traduttori

“La tecnologia giocherà un ruolo enorme nel futuro, ma non penso che potrà mai sostituire i traduttori”. Perché? Perché, come dice Kim, “ci sono troppi tipi di contenuti differenti che necessitano di traduzione, alcuni dei quali possono essere tradotti da macchine, e lo saranno in futuro, ma la lingua è troppo variegata per poter sostituire un traduttore in carne e ossa”.

Ciononostante, ci aspettano molte sfide, tra le quali l’adattamento al ruolo in evoluzione dei traduttori. Per Kim, diventerà “più uno sforzo comunitario che del lavoro di un singolo”.

 

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