Nel 1997, lo stesso anno in cui il Titanic invase i cinema (e si scontrò con l’iceberg), l’80% di tutte le pagine del World Wide Web era in inglese. Spostandoci nel 2018, la storia cambia.

Si discute ancora del fatto che anche Jack si sarebbe potuto salvare, se solo Rose avesse condiviso quel pezzo di legno: la differenza è che oggi se ne parla in molte più lingue rispetto a 20 anni fa.

Let's be honest. There was room for two.
Diciamocelo. C’era spazio per tutti e due.

Al giorno d’oggi, solo il 20% di tutti i contenuti online è in inglese.

È facile trarne le conclusioni per le aziende in tutto il mondo. Per un approccio globale, occorre considerare molte altre lingue; non seguendolo, si corre il rischio di subire delle perdite.

Barriere linguistiche = barriere alle imprese

Ad esempio, nel Regno Unito, il governo ha calcolato che il presupposto secondo il quale tutti conoscano l’inglese costa alla loro economia 48 miliardi di dollari l’anno, o il 3,5% del PIL.

Attualmente solo il 16% dei retailer vende online negli altri paesi dell’Unione europea, il che si traduce in un’occasione mancata per il restante 84%. Inoltre solo il 15% dei consumatori europei acquista online da altri paesi dell’UE.

Cresce esponenzialmente la quantità di contenuti digitali appartenenti a ogni nazionalità, cultura e naturalmente lingua. Eppure, per un’azienda che parla una lingua comune, gli scambi commerciali aumentano del 44%. Quale domanda dobbiamo porci?

Se la lingua inglese mostra segni di rallentamento e dovremmo puntare al multilinguismo per aumentare i ricavi, quali lingue dobbiamo considerare?

Quali lingue stanno prendendo il sopravvento?

Di certo l’inglese resterà sempre una lingua importante. Il discorso, che approfondiremo a breve, è che la presenza dell’inglese su Internet non potrà crescere più di tanto.

D’altro canto, nel resto del mondo si assiste a una crescita significativa; di conseguenza sarà necessario conoscerne la lingua per aggiudicarsi una buona fetta del mercato globale.

Secondo l’ultimo rapporto del Common Sense Advisory, saremo in grado di raggiungere il 90% del PIL Internet complessivo con 16 lingue nel 2022 (le cosiddette lingue di classe 1):

Sorge la domanda: perché queste lingue stanno prendendo il sopravvento? E ciò cosa comporta realmente per le imprese globali?

Uno sguardo da vicino alle lingue del futuro

Con il passare degli anni, il mondo continua a cambiare a una velocità frenetica. Struttura demografica, crescita economica e diffusione di Internet: tutti questi aspetti possono determinare se una lingua in particolare è più parlata di altre.

Ad esempio, guardando alla diffusione di Internet, i dati possono risultare davvero sorprendenti. Common Sense Advisory prevede che entro il 2022, nei 187 paesi presi in esame, il 59% della loro popolazione avrà accesso a Internet. È interessante notare che questa crescita si concentra principalmente nelle economie emergenti: si spiega quindi lo sviluppo di lingue come il cinese semplificato.

Ora, cosa possono dirci queste tendenze sulle lingue del futuro?

L’inglese è una lingua pressoché satura

Nei primi mesi di quest’anno, Nicholas Ostler, l’autore di Empires of the Word e The Last Lingua Franca, nonché presidente della Foundation for Endangered Languages, pone una domanda cruciale in un articolo del The Guardian: “L’inglese ha raggiunto il picco di diffusione nel mondo?”.

Beh, sembra proprio di sì, e Ostler non è l’unico a pensarla in questo modo.

Diciamocelo, è piuttosto ovvio. La lingua inglese non è mai stata così ampiamente parlata come oggi ed è molto più diffusa di ogni altra lingua nel mondo. In quasi tutti i paesi è la prima lingua straniera insegnata, e secondo il British Council è parlata da 1,75 miliardi di persone, un quarto della popolazione mondiale.

The internet in 1997 — 80% English-language content

L’inglese riuscirà tuttavia a mantenere la sua posizione nel futuro? Forse no.

E i numeri lo dimostrano. L’inglese non potrà diffondersi più di tanto. È una lingua pressoché satura, e il relativo aumento di 6,2 bilioni di dollari del PIL Internet non basterà a fermare il suo declino, mentre il mercato nel resto del mondo si espanderà.

The internet in 2018, only 20% English-language content

Quindi dove ci condurrà questa svolta? Con ogni probabilità la risposta si trova nelle economie emergenti e in rapida crescita dell’Asia, Sud America e Africa.

L’Asia è in crescita e l’Europa è in declino

Tutti i rapporti che ho letto sembrano concordare sul fatto che l’Asia non stia crescendo solo a livello di mercato, ma anche di lingua. Attualmente il cinese semplificato è una delle lingue più parlate nel mondo ed è in continua crescita. Se entro il 2022 la lingua deterrà il 13% del PIL Internet, entro il 2027 aumenterà del 4% raggiungendo quindi il 17%, mentre lingue come l’inglese proseguiranno il loro declino.

Oltre al cinese, ci sono molte altre lingue asiatiche che stanno crescendo. Hindi, bengali, urdu, indonesiano e altre lingue ampiamente parlate in paesi come India o Pakistan, continueranno a crescere nell’immediato futuro.

Ciò apre molte porte alle aziende di tutto il mondo. Per le imprese, questi mercati non sfruttati sono infatti una grande occasione per cavalcare l’onda dell’ipercrescita.

Ciò sta accadendo in Asia, ma in Europa si va nella direzione opposta. L’Europa assisterà comunque a una crescita economica nei prossimi anni, ma perderà una parte del suo predominio con l’emergere delle lingue asiatiche. Lingue come finlandese, norvegese, greco, ungherese, italiano, polacco o svedese perderanno uno o due posti nella classifica.

Faranno eccezione il portoghese e lo spagnolo.

Infatti, malgrado ciò, ci sono due lingue europee ampiamente parlate altrove, in Sud America, che stanno comunque guadagnando terreno. Si tratta dello spagnolo e del portoghese.

Lo spagnolo riuscirà a superare il giapponese e salirà in terza posizione nel 2022, subito sotto il cinese semplificato e l’inglese. Una previsione che non sorprende, dato che è la lingua ufficiale in 20 paesi e si stima che oltre 572 milioni di persone nel mondo la parlano.

Il portoghese potrà non essere diffuso tanto quanto la lingua di Don Chisciotte, ma è comunque una delle lingue più parlate nel mondo, da oltre 260 milioni di persone. Entro il 2022, in base al rapporto del Common Sense Advisory, il portoghese supererà persino l’italiano e diventerà la settima lingua più importante, con un’utenza Internet di circa il 5%.

Ciò cosa implica per le imprese globali?

Implica che il multilinguismo non è più facoltativo. Ciò non vuol dire necessariamente che bisogna supportare tutte le lingue che abbiamo indicato in precedenza. Occorre pensare in modo strategico e valutare quali sono le priorità di mercato.

È necessario avere una chiara visione dei mercati in cui si decide di operare, e occorre essere pronti a supportare le lingue più complesse. Ad esempio, lingue come devanagari, bengali e tamil, parlate in India, hanno sistemi di scrittura complessi: potrebbe non essere facile lavorare con questi idiomi senza la dovuta consapevolezza.

Tuttavia, in fin dei conti, tutto ha a che fare con i clienti e i mercati in cui si opera.

Quali sono le lingue a cui dare priorità?

Per rispondere a questa domanda, occorre avere un’idea della provenienza dei vostri clienti. Dati IP, e-mail e altre informazioni saranno utili per determinare le lingue necessarie.

E non solo. Analizzate i vostri dati e scoprite il comportamento dei vostri utenti. Chi vive in Russia passa più tempo sul sito di chi vive in Spagna? O viceversa? I vostri clienti parlano una seconda lingua?

Sono alcune delle domande che dovreste porvi prima di decidere quali lingue supportare. Ad esempio, in alcune regioni, la seconda lingua è così diffusa al punto da ridurre notevolmente il problema: nei Paesi Bassi e in Israele, ad esempio, l’inglese è una lingua ampiamente parlata. Non si può dire lo stesso di paesi come la Cina.

Ma ribadisco: sta a voi trovare le risposte a queste domande. Dopotutto, chi meglio di voi conosce la vostra impresa.

In conclusione, spero che questo articolo vi aiuti a superare ogni ostacolo che si presenterà in questo viaggio verso l’internazionalizzazione… e attenti agli iceberg!