A 27 anni Lori Thicke si trasferì a Parigi con un obiettivo in mente: scrivere the great Canadian novel. Ma la vita aveva altri piani in serbo per lei e il romanzo fu messo in sospeso.

In alternativa Lori fondò un’attività di traduzione globale – Lexcelera – e, dopo aver incrociato il suo percorso con ‘Medici senza Frontiere’, ha continuato a creare la più grande ONP di traduzione al mondo.

A ‘Translators without Borders’ Lori ha fatto tutto, dallo stare dietro lo schermo di un computer fino a viaggiare in Kenya per lavorare con traduttori e interpreti sul campo. Quello che è iniziato come un piccolo progetto alla fine è cresciuto fino a diventare una rete di oltre 30.000 volontari in 180 Paesi diversi. Tutto grazie alla fiducia di una donna nel potere del linguaggio.

Nel secondo episodio del podcast di Unbabel abbiamo chiesto a Lori di parlarci della sua carriera ventennale nel settore delle traduzioni: cosa ha suscitato il suo interesse per le lingue e quali eventi della vita hanno modellato le sue propensioni sia umanitarie che imprenditoriali.

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Quella che segue è una trascrizione leggermente modificata dell’intervista.

Fernando: Ciao Lori. Benvenuta. È bello averti qui. Grazie mille per esserti unita a noi. Vorrei iniziare parlando di ‘Traduttori senza Frontiere’. E vorrei che ci portassi al momento in cui hai deciso di creare un’organizzazione no profit per fornire un servizio gratuito di traduzione.

Lori:  Innanzitutto grazie mille per avermi invitato. Sono davvero entusiasta di fare questo podcast con te. Ed è anche qualcosa di cui sono molto appassionata, quindi oggi è una grande giornata. E adoro anche raccontare la storia di come si è formato ‘Traduttori senza Frontiere’, perché è stato un avvenimento fortuito. Ho sempre sentito, per tutta la mia vita, come credo accada a molte altre persone, di voler fare volontariato. E ho sempre voluto farlo concretamente. Ma sai, all’inizio ero occupata all’università, poi mi sono trasferita in Francia iniziando un’attività e poi ho avuto un figlio. C’è sempre una scusa. Avevo realizzato che la motivazione per diventare volontaria non era la stessa di fare del reale volontariato, ma non lo stavo ancora facendo. E poi un giorno ‘Medici senza frontiere’ (Médecins sans Frontières), quella fantastica organizzazione, bussò alla nostra porta, per così dire, e chiese alla mia società di traduzioni di fare un’offerta, un’offerta per un progetto di traduzione per loro.

E all’improvviso fu come se le stelle si stessero allineando. E ho pensato “Beh, se non vi faccio pagare per questa cosa, allora cosa succede? Potete usare i soldi altrove?”. Hanno detto “Possiamo, abbiamo un’organizzazione snella”. Questo è stato poco prima che vincessero il premio Nobel per la pace e dissero che avrebbero potuto usare i soldi altrove. Ed è così che i ‘Traduttori senza Frontiere’ hanno iniziato ad aiutare le organizzazioni no profit a fare di più. Ed è quello che fanno i traduttori senza frontiere oggi.

Fernando: Quindi quel primo progetto, è così che tu, il progetto ti ha praticamente scelta. Ma quando hai iniziato a ridimensionarlo, come hai deciso di scegliere i progetti da accettare, le cause da sostenere? Come funziona questo processo? 

Lori: Se stiamo per parlare del ridimensionamento, devo tornare un po’ indietro. Dunque, tra il 1993, che ci crediate o no, è stato tanto tempo fa, e il terremoto di Haiti nel 2010, il mio ufficio si è occupato di tutta la gestione dei volontari. I traduttori hanno lavorato a tutte le traduzioni dei volontari, ed era una piccola organizzazione, anche se contavamo un milione di parole all’anno. Poi è avvenuto il terremoto di Haiti e, poiché gran parte delle nostre organizzazioni non profit erano molto coinvolte ad Haiti, come ad esempio ‘Medici senza frontiere’ o ‘Azione contro la fame’, i bisogni sono esplosi e ho capito che dovevamo organizzarci al di là di una base di volontariato dal mio ufficio. Così ho trovato un consiglio di amministrazione che mi ha aiutato a ridimensionare l’organizzazione. Ed è allora che abbiamo iniziato davvero a dare il via al tutto, nel 2010.

Fernando: Quindi, come hai già detto, suppongo che il lavoro non sia sempre stato fatto sedendo dietro uno schermo nel comfort di casa tua. Hai persone che lavorano sul campo in situazioni di crisi. Puoi dirmi un po’ di più? Come funziona quando vai sul campo?

Lori: Oh, ‘Traduttori senza Frontiere’ è davvero cambiato, è successo quando abbiamo capito l’importanza delle lingue locali. Quindi sì, eravamo seduti dietro una scrivania quando sostenevamo il non profit utilizzando le principali lingue del mondo, cosa che facciamo ancora oggi. Per cui sì, molto del lavoro viene fatto davanti allo schermo, una tipica attività da traduttore. In effetti i traduttori sono fantastici. Ho alcuni amici, che traducono anche per ‘Traduttori senza Frontiere’, che fanno una giornata di lavoro e poi tornano a casa e traducono per ‘Traduttori senza Frontiere’. Ma, dopo Haiti, ho pensato che non sono di certo queste ehm, lingue europee a raggiungere davvero le persone vulnerabili. Ho pensato: come può essere che non abbiamo quel servizio sul no profit? Sai, il radar umanitario delle lingue locali. Quindi sono andata in Africa per esaminare la situazione. E sono rimasta stupita dal poco accesso che le persone avevano alle informazioni quando erano fornite in una delle principali lingue del mondo, come l’inglese o il francese, e non nella loro lingua.

Quindi ora, per rispondere alla tua domanda, e potrei parlare delle lingue locali tutto il giorno… ma, per rispondere, per focalizzare e rispondere alla tua domanda. La verità è che abbiamo scoperto un reale bisogno di lingue locali. Quindi è necessario che le lingue principali supportino il lavoro senza fini di lucro, ma c’è anche un’esigenza davvero grande ed è lì che dobbiamo scendere in campo. È qui che supportiamo i traduttori e gli interpreti e li istruiamo sul campo.

Ad esempio lavoriamo in Nigeria, nella Repubblica democratica del Congo, in aree estremamente pericolose, e sono davvero orgogliosa del team che ci va apposta per fare training. Lavorano con i Rohingya, anche nei campi profughi. Il fatto di aprire l’accesso alla conoscenza e alla loro lingua è estremamente importante.

Fernando: Quindi i traduttori, in ‘Traduttori senza Frontiere’, chi sono queste persone? Che tipo di persone fanno volontariato e possono offrire il loro servizio di traduzione? Come puoi definirli? 

Lori: Ci sono 30.000 volontari oggi, mentre parliamo, ma non tutti lavorano ogni giorno. Quindi posso dire che copriamo 180 Paesi e 200 abbinamenti linguistici. Possono essere studenti, traduttori di professione, traduttori in pensione. Ci sono molti profili diversi, ma ci sono anche traduttori che abbiamo formato, interpreti che abbiamo formato, che magari provenivano da un campo diverso. Forse erano medici o ingegneri e volevano solo aiutare il loro Paese.

Quindi l’hanno capito. Hanno un’istruzione e vogliono restituire il favore alle persone nella loro comunità.

Fernando: È fantastico. Quindi ‘Traduttori senza Frontiere’, sul proprio sito web, ha stimato di aver tradotto 83 milioni di parole finora. Oltre a questo numero impressionante, come si misura davvero l’impatto che hanno avuto questi traduttori?

Lori: Oh, adoro questa domanda. Allora, ci sono modi diversi. Penso che sia un gran numero. Ma non è l’unico. Abbiamo un progetto Wikipidia, ad esempio, chiamato ‘Wiki medicina’ che traduce articoli medici. E abbiamo visto che 120 milioni di persone hanno avuto accesso a quegli articoli, il che è davvero significativo perché c’è una tale carenza di linguaggio in quel campo.

Voglio dire, possiamo accedere a tutto ciò che vogliamo nelle nostre lingue, ma c’è una vera carenza di informazioni in molte lingue locali. Ed è con l’Ebola che ci sono state alcune importanti misurazioni in quei luoghi. Ho anche partecipato personalmente ad alcune misurazioni in Kenya. Sai, la prima linea di ogni crisi sanitaria, ad esempio nella maggior parte dei paesi dell’Africa, sono gli operatori sanitari, gli operatori sanitari della comunità. Quindi abbiamo valutato le informazioni sull’ebola e abbiamo constatato che era un problema di informazione tanto quanto un problema di malattia. Quindi abbiamo misurato la comprensione degli operatori sanitari, delle persone in prima linea. Quando venivano formati sulla prevenzione dell’ebola in inglese la comprensione era al 60%, mentre nella loro lingua era al 90% e questo era estremamente significativo.

Fernando: Quindi ti sei davvero preoccupata di misurare l’impatto. Capisco ora, dalla tua risposta, perché sia importante per te capire cosa stia funzionando e quale sia l’impatto che sta producendo.

Lori: Sì. Ed è difficile da fare, sai? Non è come quando offri soldi. Uhm, tipo, ho anche un progetto in cui aiuto gli orfani in Kenya, in un villaggio in Kenya.

Lì puoi vedere che è davvero tangibile. I bambini vanno a scuola, diventano letteralmente un po’ più in carne perché le loro nonne hanno cibo in casa. Quindi accadono cose del genere che sono davvero tangibili. Ma per noi, nell’industria linguistica, non sono così tangibili e penso quindi che dobbiamo lavorare molto duramente, ma anche avere la sensazione… Tutti noi abbiamo bisogno di avere la sensazione che ciò che stiamo facendo stia aiutando e stia facendo la differenza.

Fernando: Ovviamente sei molto appassionata di questo argomento. Hai dedicato 20 anni della tua vita a gestire ‘Traduttori senza Frontiere’ e poi hai deciso di dimetterti. Cosa ti ha portato a quella decisione?

Lori: Beh, ‘Traduttori senza Frontiere’ non è il tipo di cosa che possa essere gestita part-time. Nel mio tempo libero non potevo essere tanto efficace quanto lo è ora il team di gestione. E lo sono, hanno semplicemente preso l’impegno mille volte più seriamente di quanto potessi farlo io.

Fernando: Come hai visto il mondo cambiare in quel momento? Ci stiamo avvicinando alla comprensione universale?

Lori: Ci stiamo avvicinando? Penso che siamo molto, molto, molto lontani. So che non è la risposta che vorrei dare, ma penso che siamo molto, molto lontani perché tre quinti della popolazione mondiale non può accedere alle conoscenze di cui necessita per vivere una vita sana, prendersi cura dei propri figli, sviluppare nuove tecnologie che possano migliorare anche la loro vita, combattere la povertà, combattere le malattie. E questo è davvero sbagliato. Parliamo, questa è l’era dell’informazione, ma in realtà c’è quest’ultimo miglio della lingua.

Sai, abbiamo parlato dell’ultimo miglio digitale. Le persone hanno accesso digitale a tutto il mondo attraverso internet, ma devono ancora portarlo a casa loro. Questo è l’ultimo miglio digitale. Bene, abbiamo quest’ultimo miglio del linguaggio in cui tutte le informazioni del mondo sono praticamente disponibili su internet, ma se sei ostacolato dall’ultimo miglio, non puoi imparare nulla. Quindi non può aiutarti in questa cosiddetta rivoluzione dell’informazione, l’era dell’informazione. Le persone non possono accedere alle informazioni di base di cui hanno bisogno se non sono nella loro lingua. Ebbene, mentre ‘Traduttori senza Frontiere’ supporta organizzazioni umanitarie in tutto il mondo, sarebbe fantastico se le persone fossero meno vulnerabili, se ci fosse meno povertà, se ci fosse meno bisogno di aiuti umanitari se solo possano effettivamente accedere alle stesse informazioni a cui noi abbiamo accesso. Sia che si tratti di costruire qualcosa, di fare un progresso nella scienza, di proteggerci da malattie completamente prevenibili per le quali le persone non dovrebbero morire. Sapere come mangiare in modo sano, come lo sappiamo noi. E la lingua è la barriera.

Fernando: Adoro questo concetto dell’ultimo miglio del linguaggio perché penso che sia la premessa che ha portato alla creazione di Unbabel. Ci sono così tante informazioni là fuori, ma, se non sono nella tua lingua, non puoi davvero accedervi a meno che non abbia un modo per tradurre tutto. Il che è la visione di Unbabel del futuro. Quindi lo adoro.

Lori: Oh, sicuramente. Perciò la mia visione, da molto tempo, è che abbiamo bisogno della tecnologia e della gente per affrontare la cosa, ma ciò significa che la tecnologia dovrebbe essere disponibile in qualunque Paese, che sia in Uganda o in India. Bisogna che la gente traduca le proprie informazioni e abbiamo bisogno di un posto in cui questo sia possibile sul web. Wikipedia offre questo servizio, ma ci sono così tanti altri contenuti che potrebbero essere tradotti. Occorre la tecnologia. Anche le persone devono essere addestrate. Hanno bisogno di accedere agli strumenti. 

Fernando: Sembra che siamo ancora lontani, come hai detto, dalla comprensione universale. Ma conosciamo la strada e ci arriveremo.

Lori: Adoro questa visione. Amo questa aspirazione. E spero che tu abbia ragione.

Fernando: Hai detto di amare la tua lingua, in questo caso l’inglese, e sul tuo sito web c’è una frase che dice “Parlami nella mia lingua”. Qual è il significato di questa affermazione? La lingua di una persona e, uh, il diritto che si parli nella sua lingua è un diritto universale?

Lori: Oh, dovrebbe esserlo. Dovrebbe esserlo davvero. Perché io, ancora una volta, voglio dire, sai… Ovviamente il mio cuore va al lavoro umanitario, ma sono stata anche molto frustrata. Finché ‘Traduttori senza Frontiere’ iniziò veramente a sostenere e sensibilizzare, il lavoro umanitario veniva consegnato per lo più inglese, francese, spagnolo o portoghese, qualunque fosse la lingua ufficiale del Paese a cui stavano fornendo gli aiuti. Il problema è l’improbabilità che un emarginato o un povero contadino parli una lingua europea. Quindi, come potrebbe ricevere d’aiuto? Avere un poster che dice di non fare qualcosa, come non contrarre l’HIV, non prendere il colera, non prendere l’Ebola o il Coronavirus, non prendere quelle malattie e molte altre quando non è nemmeno nella loro lingua?

Quindi sì, parlami nella mia lingua. Devo capire cosa stai dicendo. 

Fernando: Senza nemmeno andare in quei Paesi più piccoli degli Stati Uniti, attualmente ci sono movimenti che spingono ad utilizzare l’inglese come lingua ufficiale degli Stati Uniti e, forse, rendono il tutto più difficile per le persone che parlano altre lingue come lo spagnolo, che milioni di persone parlano, ad avere accesso alle informazioni nella loro lingua. Qual è la tua opinione su questo movimento per rendere l’inglese la lingua ufficiale degli Stati Uniti?

Lori: Penso che sarebbe molto più facile giustificarlo se gli Stati Uniti non fossero in primo luogo un Paese di immigrati. Se vuoi parlare la lingua madre degli Stati Uniti, non è l’inglese.

Fernando: Quindi quando dici la lingua madre degli Stati Uniti, che è ovviamente esistita prima che l’inglese fosse parlato negli Stati Uniti, quelle lingue sono vive oggi? Ce ne sono molte?

Lori: Una volta che ho iniziato a guardare con questi nuovi occhi, questi nuovi occhi linguistici, a quello che sta succedendo, sono tornata a pensare alla mia provincia di origine, British Columbia, e al Canada. La Columbia Britannica ha avuto la raccolta di lingue locali più ricca e diversificata, probabilmente in tutto il Nord America, parlata dalla popolazione locale.

C’erano 32 lingue indigene, molte delle quali non appartenenti allo stesso gruppo famigliare. Quindi è davvero molto vario. Ma quello che è successo è stato che, al fine di sbarazzarsi della cultura… Penso che loro… Penso che il loro obiettivo fosse quello di, fra virgolette, “eliminare l’indiano dall’indiano”. Quindi, per sbarazzarsi della cultura, hanno dovuto sbarazzarsi delle lingue.

Le persone in Canada, Australia e Stati Uniti sono state letteralmente punite per il fatto di parlare le loro lingue. E quelle lingue sono state quasi tutte uccise. E sono state fatte delle ricerche davvero interessanti poiché c’è un po’ di rinascita, almeno nella mia provincia della Columbia Britannica, per cui le persone vogliono rivendicare le proprie lingue.

Secondo alcune ricerche, condotte dall’università della Columbia Britannica, ho scoperto che in quei villaggi che rivendicavano le loro lingue i giovani avevano sei volte meno probabilità di suicidarsi. E ciò che questo mi dice è quanto sia importante il linguaggio per la nostra autostima, il nostro senso personale, il nostro senso di identità, il nostro senso di appartenenza alla nostra cultura. Pensa a quante guerre vengono combattute per far sì che le persone possano parlare la loro lingua.

Fernando: Quindi credi fermamente che sia importante preservare le lingue che stanno morendo. Preservandole non salvi solo il linguaggio, giusto?

Lori: Si, assolutamente. Ci sono alcune parole e alcuni concetti che sono disponibili solo in una lingua e non in un’altra, e questa è una ricchezza e un certo tipo di conoscenza che viene mantenuta, che viene preservata in una lingua. Ad esempio, ancora una volta, nella Columbia Britannica, ciò che noi chiamiamo trota veniva chiamato salmone nella loro lingua. C’è voluto molto tempo prima che i genetisti scoprissero di recente che in realtà si trattava di salmone. In realtà è un salmone. Sono molte trote, e quel sapere era contenuto nella lingua, ma è molto più di questo. Certo è che sarebbe molto più semplice se parlassi dell’accesso alla conoscenza. Sarebbe molto più semplice se tutti parlassimo la stessa lingua, ma la verità è che non è solo una ricchezza della cultura. È l’identità e l’autostima delle persone e il modo in cui vedono il mondo. Non possiamo eliminarlo. 

Fernando: Hai menzionato alcune lingue con parole non traducibili e, se si perde la lingua, se ne perde il significato. I portoghesi ne hanno una preferita che è “saudade”. Non è traducibile in quasi nessuna delle altre lingue. Hai una parola non traducibile preferita, in qualsiasi lingua?

Lori: Sì, o meglio… Non è la mia preferita, ma è una parola alla quale ho fatto caso perché vivo in Francia. Vivo qui da molto tempo. Ho notato che il fatto che non abbiano una parola per overachiever significhi che non ne hanno il concetto. Capisci cosa intendo? Non c’è modo di descrivere, voglio dire. Conosco un dottore che è un olimpionico e ha scritto un libro e non ricordo cos’altro. Non c’è modo di descriverla. Quindi questo viene con il concetto e le parole arrivano con il concetto. 

Fernando: Va bene. Quindi, andando nella direzione completamente opposta, abbiamo la ricerca di un linguaggio universale e che possa abbattere le barriere linguistiche, giusto? È qualcosa che gli umani potranno mai fare? Creare una lingua, è qualcosa che dovremmo cercare di fare?

Lori: Non credo. Perché combatteremmo per preservare la nostra lingua. Immagina se il linguaggio universale non fosse uno dei nostri. Non è il nostro. Neanche uno dei nostri. Non è la nostra lingua. Combatteremmo fino alla morte. Funzionerebbe soltanto se ci fosse un governo autoritario che punisse letteralmente la gente per aver parlato la propria lingua.

Fernando: Sì. Immagino che, se venisse scelta la lingua più parlata al mondo, sarebbe il mandarino, quindi non lo parlerei. 

Lori: Ci vorrebbero intere generazioni, questo è il problema. Anche per le persone che capiscono un po’ di francese, un po’ di portoghese, per esempio, e che leggono testi importanti di scienza o tecnologia. Anche se hanno nozioni di quelle lingue, a loro sfuggirà ancora molto.

Ci vorrebbero generazioni per ottenere quel tipo di fluidità di comprensione.

Fernando: Certo. Quindi, supponendo che mantenessimo le nostre diverse lingue, ma volessimo capire ed essere compresi, quale credi che sarà il ruolo della traduzione automatica nel futuro della traduzione? 

Lori: Alla gente non piacerà questa risposta, ma non abbiamo altra scelta. Non abbiamo assolutamente scelta. È come per le agenzie di viaggio. Le adoriamo, ma ora sono più o meno scomparse perché possiamo utilizzare TripAdvisor. E la verità è che, diciamo, negli ultimi 10 anni, la traduzione è stata mercificata. La gente non valorizzava ciò che facevamo. È diventata una merce e ogni traduttore conosce questo dolore tutto basato sul prezzo. È diventata solo una merce. Nessuno era diverso dagli altri, come la carta velina, ma ora è democratizzato. Quindi sta diventando giusto usare la traduzione automatica neurale. NMT va così tanto bene che chiunque può accedere alla traduzione. Sento che ciò che dobbiamo fare come traduttori ora è risalire la catena dei valori o seguiremo la strada degli agenti di viaggio.

Alcuni agenti di viaggio stanno diventando super specializzati nei viaggi Safari, si stanno costruendo delle nicchie. Credo che i traduttori debbano in qualche modo salire la catena alimentare, sia che si tratti di servizi creativi, trans-creazioni, addestramento delle macchine per la traduzione automatica. Ad ogni modo, mi dispiace dirlo, ma la traduzione automatica neurale è così maledettamente corretta che, sì…

Fernando: Bene, sei nel posto giusto per dirlo perché Unbabel, come sai, crede fortemente nel modello in cui IA e umani lavorino insieme.

La gente aiuta l’IA a migliorare, l’IA aiuta la gente a migliorare e a evolversi insieme. Questo è chiaramente il punto di vista di Unbabel. E sembra che siamo d’accordo. Voglio dire, gli umani troveranno sempre il loro posto in questo sistema, ma la traduzione automatica migliorerà molto col tempo. Giusto? Parlando in termini di anni, quanto siamo lontani dal momento in cui la traduzione automatica arriverà al punto di svolgere la maggior parte degli incarichi?

Lori: Due anni, massimo due anni. Due anni. L’avete sentito qui per primi. Offriamo, nella mia compagnia, un servizio di traduzione automatica neurale che dà una prima bozza davvero buona e toglie un po’ di lavoro noioso.

So che alcune persone preferirebbero fare tutto da zero, ma utilizzare la traduzione automatica neurale vuol dire poter tradurre 900, 1000, 1100 parole all’ora, migliorando il processo. 

Fernando: Bene, è sicuramente il futuro. Ora torniamo indietro nel tempo. Sono curioso. Hai avviato la tua prima azienda vendendo alberi di Natale a soli 12 anni e un’altra a 17 vendendo fiori. Come sei passata da alberi e fiori alla lingua e alla traduzione? 

Lori: Ok. Beh, è sempre stato un richiamo per me. Mio padre era un uomo d’affari ed era convinto che sua figlia sarebbe entrata nel mondo degli affari sebbene gli avessi detto molte volte che non sarei mai entrata in quel mondo. Mi sono trasferita in Francia per scrivere the great Canadian novel e avevo bisogno di fare soldi, quindi ovviamente entrare nel mondo degli affari è stato il mio ripiego. E questo mi ha portato a vivere in Francia e ad amare le lingue. Mi ha portato a fondare un’agenzia di traduzione, cosa che ho fatto quando avevo 27 anni. 

Fernando: È la stessa che gestisci ancora oggi?

Lori: Sì. Sì. Però non facciamo troppi calcoli, ok? 

Fernando:  Sono curioso perché per tanto tempo sei riuscita a bilanciare il fatto di essere un’imprenditrice, gestire la tua attività e creare un’organizzazione non profit di grande successo. Quindi, come ci sei riuscita per così tanto tempo? 

Lori: Ero… Sai che ti dico, a dire il vero è stato molto difficile gestire tutto ciò. E penso che entrambe ne abbiano sofferto un po’. Non ho potuto dare la mia massima attenzione all’azienda e non ho potuto dare la massima attenzione a ‘Traduttori senza Frontiere’, che era senza dubbio ciò che aveva conquistato il mio cuore. Quindi non ho fatto un ottimo lavoro. Mio figlio dice di non aver subito danni, ma sì, non ho bilanciato bene. 

Fernando: C’è anche la connessione tra il lavoro e la famiglia. Non solo lavoro e organizzazioni no profit. Hai anche una famiglia e la tua biografia su Twitter dice che stai attualmente lavorando a un libro sulla tua vita da nomade con un insolito padre. Quindi immagino che tutto, tutto risalga a quello. Puoi rivelarci un po’ di questo progetto? 

Lori: Sì Ho iniziato a scrivere il libro in realtà per parlare della fondazione di ‘Traduttori senza Frontiere’ e dell’importanza della lingua, perché siamo consapevoli che la lingua conti come nessun’altra cosa. Volevo davvero scrivere quel libro, ma in qualche modo sono finita a scrivere del mio background.

Mio padre era un super filantropo oltre ad essere un uomo d’affari, quindi ovviamente mi ha influenzato, ma ci sono così tante belle storie nel mio eccentrico e folle background che sono stata risucchiata nello scrivere quella storia. Ad esempio, quando avevo 14 anni, solo per darvi un esempio della mia folle crescita, quando avevo 14 anni la nostra casa è andata a fuoco. Mio padre, che era un padre single con a carico me e mio fratello, tre settimane prima aveva dimenticato di inviare un assegno per rinnovare l’assicurazione antincendio.

Quindi abbiamo perso tutto. La nostra casa è andata completamente a fuoco. Non era rimasto proprio niente. E mio padre guarda me e mio fratello e dice: “Beh, ragazzi, ora siamo liberi”. 

Quindi è così che sono cresciuta. 

Fernando:  Pensi che tuo figlio scriverà un libro su come è stato crescere con te in futuro? 

Lori: Oh mio Dio, no, perché io sono molto stabile. Ho creato ‘Traduttori senza Frontiere’ dal 1993, ho creato la mia compagnia dal 1986 – Sono davvero troppo stabile. 

Fernando:  Quindi, questo inizio della tua vita da nomade con tuo padre, pensi che sia da lì che nasce la tua passione per le lingue, i viaggi e le altre culture?

Lori:  No, ma è da lì che viene la mia passione per gli affari, perché in realtà ho davvero la passione per gli affari e la mia passione nell’aiutare le persone. Ci pensavo l’altro giorno: se crescendo avessi visto una macchina con le luci accese, avrei aperto lo sportello e spento le luci per il proprietario. Ora ovviamente si verrebbe arrestati o qualcosa del genere. Voglio dire, è un esempio molto piccolo, ma è così che sono cresciuta. Mio padre ha sempre voluto aiutare le persone, sia spegnendo le luci che aiutando le famiglie che non avevano molti soldi. Questa è l’eredità del mio pazzo papà. 

Fernando: Quindi l’amore, questo amore per la lingua, da dove viene? 

Lori: Sono sempre stata innamorata della mia lingua ed è da lì che viene.

Quando sono arrivata in Francia, ovviamente, forse per fare soldi e perché non ne avevo abbastanza per scrivere ‘The great Canadian novel’, ho iniziato a lavorare come editore e questo ha portato alla fondazione della mia agenzia di traduzione. Poi i miei occhi si erano appena aperti, soprattutto andando in Kenya per la prima volta e rendendomi conto che la lingua è un’enorme barriera per la conoscenza.

E poi ho ricevuto molti apprezzamenti per questo e ho iniziato a guardare il mondo sotto una luce completamente diversa, rendendomi conto dell’importanza della lingua non solo per l’identità personale e la comprensione del mondo e della cultura, ma per le informazioni stesse a cui possiamo accedere. 

Fernando: La mia ultima domanda sarebbe chiederti un consiglio. Hai detto che prima di iniziare con ‘Traduttori senza Frontiere’ volevi contribuire, volevi fare volontariato e lo stavi quasi per fare, ma non si è mai concretizzato. Qual è il tuo consiglio per le altre persone che sentono il bisogno di contribuire ad avviare un progetto senza scopo di lucro, ma non hanno ancora trovato il momento giusto o lo stimolo giusto per farlo?

Lori: Oh, questa è tosta. Intendo che vuoi fare come lo slogan di Nike “just do it” (fallo e basta), ma devi ancora andare in palestra questa settimana, quindi è più facile a dirsi che a farsi. Sono stata davvero fortunata che ‘Médecins sans Frontières’ (Medici senza frontiere) mi abbia dato la possibilità di fare qualcosa e mi abbia reso più facile aiutarli. Anche se avviare un’associazione senza scopo di lucro è stato difficile, è stata l’occasione per riconoscere un bisogno e anche il fatto che il bisogno fosse nelle mie corde. È stato un incontro molto fortunato e fortuito per me.

Fernando: Grazie mille, Lori. Hai un ultimo messaggio con cui vorresti lasciarci? 

Lori: Grazie Fernando, è stato davvero fantastico e stimolante parlare con te. Penso che abbiamo bisogno di più determinazione politica perché è qualcosa di davvero importante e la cosa che probabilmente mi appassiona di più è l’accesso alla conoscenza. Non c’è da guadagnarci, quindi la gente non vuole farlo, ma dovremmo fare cose del genere anche se non c’è possibilità di guadagno.

Dovremmo farlo solo perché è importante. Come traduttori, ad esempio, riesco a immaginare un mondo in cui i traduttori che ci sono già aiutino a formare traduttori nei Paesi in via di sviluppo.

Fernando: Come si suol dire, insegna loro a pescare invece di dare loro solo un pesce per cena, no? 

Lori: Oh, esattamente. Esattamente. E i traduttori stessi sono eccellenti come categoria, sono davvero delle brave persone. È fondamentalmente un lavoro creativo e credo che siano molto felici di aiutare, ma hanno bisogno di un modo, di una struttura per poterlo fare. Ovviamente, con 30.000 volontari, ci sono molti traduttori che si sono fatti avanti.

Ho immaginato qualcosa di ancora più grande in cui ci sia un po’ di tutoraggio e aiuto per sviluppare le capacità della gente. Qui parliamo della gente. Questo è l’unico modo col quale avremo un accesso universale alla conoscenza. 

Fernando: Ok, Lori, grazie ancora. È stato fantastico averti nel podcast di Unbabel e spero che tra qualche anno potremo parlarne di nuovo perché, alla velocità con cui le cose si stanno sviluppando, sono sicuro che continuerai a portare il tuo contributo e potremo parlarne tra qualche anno.

Lori: Oh, grazie Fernando. Non vedo davvero l’ora di ascoltare i tuoi altri podcast. Ho visto alcuni degli ospiti che avrai prossimamente. Sarà davvero interessante vedere cosa aggiungeranno alla conversazione.

Fernando: Grazie per aver ascoltato il podcast di Unbabel. 

Se volessi saperne di più sul lavoro di Lori, vai sul suo blog, lorithicke.com. Se ti è piaciuto il podcast di Unbabel e non vuoi perdere i prossimi episodi, iscriviti tramite la tua app preferita per podcast. E, se ti fosse davvero piaciuto, aiuta gli altri a trovare il nostro podcast lasciando una recensione o condividendo questo episodio con i tuoi amici.


Il podcast di Unbabel è prodotto da me, Raquel Magalhães, Raquel Henriques e dalla Resonate Recordings.