Ogni giorno arrivano nel nostro ufficio nuove persone, ormai ci siamo abituati. Ma quando entra uno dei fondatori della traduzione automatica, è difficile non balzare sul soffitto.

Ecco cosa è successo quando il professor Andy Way dell’ ADAPT Center presso la Dublin City University ci ha raggiunto a Lisbona per il primo episodio di Comprendere con Unbabel.

Guarda l’intervista qui sotto:

Il professore Andy Way si occupa di traduzione automatica dal 1988 ed è uno dei migliori ricercatori del settore. Tuttavia, come gli piace sottolineare, anche se lavora nel campo della traduzione automatica da abbastanza tempo da esserne considerato uno dei fondatori, le persone si stavano occupando della traduzione automatica già da molto tempo prima che lui iniziasse.


Gli inizi della traduzione automatica e lo scetticismo che la circondava.

La traduzione automatica ha guadagnato molta fama durante l’ultimo decennio ma, che ci crediate o no, le persone ci stanno lavorando sopra da quasi 60 anni. Dal 1949, stando al professor Andy:

“C’era una famosa lettera scritta da Warren Weaver che parlava delle possibilità della traduzione automatica, di come potremmo prendere alcune delle nozioni apprese durante la guerra nell’ambito della codifica e della decodifica dei messaggi segreti e cercare di utilizzare lo stesso tipo di tecnologia per elaborare le lingue parlate dalle persone”.

Questo è stato l’inizio di tutto.

Tuttavia, l’entusiasmo iniziale non durò a lungo e, quando un famigerato articolo essenzialmente predisse che non c’era futuro per la traduzione automatica, a causa dei problemi legati all’ambiguità che non sarebbe mai stata in grado di risolvere, venne naturalmente sostituito da scetticismo.

Parole come ancora, che potrebbe significare sia l’arnese utilizzato per ormeggiare le navi, sia “di nuovo”, rappresentano delle sfide impossibili per i traduttori automatici.

 

Nonostante lo scetticismo, i ricercatori riuscirono a ribaltare la situazione e oggi la traduzione automatica è diventata una delle più grandi tendenze della tecnologia negli ultimi decenni, in particolare la traduzione automatica mediante reti neurali (TAN). Tanto che sembra essere la nuova frontiera di cui tutti parlano.


La traduzione automatica mediante reti neurali: toglie le persone dall’equazione?

“La traduzione automatica mediante reti neurali ha fatto dei passi da gigante e sembra davvero aver spazzato via tutto quello che c’era prima. Sta oramai diventando la nuova tecnologia all’avanguardia”.

Con la traduzione automatica mediante reti neurali, è come avere un sistema informatico che agisce come un cervello, semplicemente imitando le reti neurali biologiche. Questo tipo di sistema si autoalimenta con i dati per imparare progressivamente e, di conseguenza, migliorare le sue traduzioni.

Effettivamente, questo è il sistema che utilizziamo e sviluppiamo ad Unbabel. Ma, sostituirà le persone nel processo di traduzione?

Nonostante il grande fragore, secondo il professor Andy “è importante non lasciarsi andare ad affermazioni esagerate”, perché da sola non è in grado di produrre una traduzione accurata “come fatta da una persona”.

Google ha perfino detto che si stanno avvicinando molto a una qualità di traduzione “come fatta da una persona”, in un recente articolo del 2016. “Con affermazioni come queste, i traduttori cominciano a spaventarsi”, ha detto Andy, e “l’ultima cosa che vuoi fare è alienare i traduttori”. Perché? Perché “all’interno della catena di traduzione, la persona sarà sempre l’anello più importante”.

Quindi, le persone sono una parte cruciale dell’equazione e il professor Andy Way ci spiega perché:

“La qualità della traduzione automatica è spesso molto, molto buona; a volte, in modo fuorviante. Così, la traduzione automatica mediante reti neurali può produrre dei risultati molto fluidi, che tuttavia non hanno niente a che fare con quanto veniva effettivamente detto nella lingua di origine. Non sono buone traduzioni, ma possono essere molto difficili da individuare per una persona che sta controllando il documento finale prima di approvarlo e di inviarlo al cliente”.

Perché la traduzione automatica mediante reti neurali funzioni “abbiamo bisogno di traduzioni fatte da vere persone da inserire nei nostri sistemi” così che possa imparare da queste. Una volta che il sistema riceve i dati, inizia ad apprenderne gli schemi e a produrre migliori traduzioni.

“Se pensiamo per un momento dove saremmo senza traduttori, non potremmo neanche cominciare”, dice Andy. Il segreto è praticamente “lasciare che la macchina faccia ciò che sa fare veramente bene, e poi lasciare che la componente umana convalidi, corregga, aggiorni i dati dell’originale”.

Ma che dire di Google e della qualità della sua traduzione “come fatta da una persona”? “Dico sempre ai miei studenti, Google non è una società di traduzione automatica” risponde Andy.

“Non ho mai paura di affrontare Google se stiamo parlando con potenziali clienti o partner industriali, perché in uno scenario ben definito, nel quale abbiamo personalizzato i dati degli utenti, possiamo sempre preparare un traduttore automatico e utilizzare le opinioni e i commenti dei traduttori umani per cercare di migliorarlo; questo non puoi farlo con Google”.

In pratica, secondo il professor Andy Way, in realtà è “molto facile battere la soluzione pronta all’uso di Google”.


Guarda l’intervista completa qui e iscriviti alla nostra newsletter per ricevere il prossimo episodio di Comprendere con Unbabel, una serie in cui approfondiamo le tematiche, gli argomenti e le sfide da affrontare mentre andiamo sempre più spediti verso un mondo senza barriere linguistiche.
SalvaSalva
SalvaSalva
SalvaSalva
SalvaSalva