Presentazione di Unbabel Podcast

Ad Unbabel siamo impegnati nella creazione della comprensione universale e non siamo soli. Ogni settimana coinvolgeremo dirigenti, ricercatori, artisti ed autori nella costruzione della comprensione nei loro campi, per scoprire come lavorano e cosa li motiva.

Un paio di settimane fa abbiamo parlato con Paula Kennedy. Come molti prima di lei, appena uscita dall’università Paula Kennedy ha cominciato a lavorare presso un contact center. Per poi scalare le posizioni di un’organizzazione con oltre 200,000 impiegati e diventare vice presidente di Concentrix.

Oltre ad aver vinto numerosi premi, Paula è un esempio di diversità, una mentore per le donne ed un’innovatrice nel nostro settore. Era una sostenitrice del lavoro a distanza anche prima che questa crisi sanitaria sconvolgesse il mondo.

Nel primo episodio del Podcast di Unbabel, abbiamo chiesto a Paula della sua carriera, della sua vita e del futuro del lavoro. Dopotutto, se è riuscita a decifrare il codice dell’equilibrio tra vita e lavoro (e non viceversa), vogliamo sapere tutto a riguardo.

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Quella che segue è una trascrizione leggermente modificata dell’intervista.

Fernando: Ciao Paula. Benvenuta nel podcast di Unbabel. Hai già raggiunto così tanto nella tua carriera. Hai sempre sognato di diventare una dirigente aziendale internazionale? 

Paula Kennedy: Oddio, sognare di essere una dirigente aziendale internazionale… Sai, penso che la carriera di chiunque… Il consiglio che do sempre alle persone alle quali faccio da mentore, alle persone con cui parlo, in realtà è: la tua stella del nord ti troverà.  

 Sono in questo settore da oltre 20 anni, molto più tempo di quanto probabilmente vorrei ammettere in un podcast. Sono in questo settore da molto tempo e ho svolto moltissimi lavori e ricoperto tantissimi ruoli diversi nel settore. Quindi nel tempo acquisisci nuove competenze, prendi in mano nuove aree e ti evolvi mentre la tecnologia si evolve.

E così ti si aprono tantissime porte. Quindi, se guardo indietro, penso a cosa stavo per raggiungere a quel tempo, cosa avrei fatto, dove mi avrebbe portato la mia carriera, probabilmente non me ne rendendo conto. Ma ora so che si può andare in molte direzioni diverse, perché hai trovato quello che ami. E tu segui il tuo sogno su quella strada.

Fernando: Non hai studiato per fare questo.

Paula Kennedy: Ho una laurea in lingue, quindi non ho studiato per entrare nel settore della tecnologia o della gestione clienti. Ho una laurea in lingue e un master in marketing. Quindi… Molto diverso e tipo, sono entrata in un contact center ad un livello veramente molto basico, quando ero molto più giovane, per fare tipo un po’ di soldi e viaggiare e tutto si è evoluto da lì. Mentre il settore iniziava a prendere forma, mi trovavo semplicemente nel posto giusto al momento giusto per muovermi insieme.

Fernando: Pensi che in Concentrix in questo momento tu abbia un progetto, posso dire che quello chiamato Solv sia una tua creatura. 

Paula Kennedy: È la mia creatura, sì.

Fernando: Puoi presentarci la tua creatura? Di cosa si tratta?

Paula Kennedy: Sì, Solv è stato grandioso. Stiamo per arrivare al nostro primo anniversario da quando l’abbiamo portato sul mercato. Solv è la soluzione di Concentrix per fornire un servizio di Customer Experience all’assistenza clienti dei marchi, sfruttando i punti di forza della gig economy.

Quindi anche in grande discontinuità rispetto a quello che è la nostra attività primaria. Avvalendosi delle persone, creando un modello crowdsourcing e un’assistenza completamente virtuale, sempre ed ovunque. Quindi capisci, è un qualcosa che non si è ancora affermato in questo settore. Siamo stati davvero i primi ad intraprendere questa strada ed è stato un anno incredibile, istruttivo e divertente, soprattutto divertente.

Fernando: Hai menzionato la gig economy, quindi Solv è come l’Uber del servizio clienti o non ti piace il paragone? 

Paula Kennedy: In effetti non paragonerei un marchio con un altro. 

Quello che facciamo è molto diverso. Uber, come sai, è molto impostato sul trasporto, sulle logistiche e loro hanno il loro modello che funziona da anni ed è un grande successo per loro. Vedi, quello che stiamo cercando di impostare è un’assistenza clienti efficiente in crowdsourcing. E può essere qualsiasi cosa oggi, dal servizio clienti al supporto tecnico.

Potrebbe essere moderazione online. Potrebbe essere monitoraggio dei social media. Capisci, c’è così tanto in questo spettro di quella che è la vera gestione del cliente e c’è la flessibilità per poterlo fare completamente ad un orario e in un luogo che vanno bene per te, basta che vuoi che sia così. Quindi è un modello diverso e funziona in un ambiente di lavoro tradizionale, ma non ci sono autisti e fattorini. Quindi permette a tante altre persone di fare cose diverse.

Fernando: Stavi parlando ora del futuro del lavoro e la gig economy ne fa sicuramente parte. Avete oltre 200,000 persone che lavorano in Concentrix. Verranno sostituiti dai Solvers?

Paula Kennedy: No, voglio dire, la nostra azienda continua a crescere. Penso a tutte le organizzazioni, tutti sono molto consapevoli del fatto che il mondo sta cambiando.

Sta cambiando relativamente a quello che i clienti vogliono dalle aziende dalle quali acquistano e ricevono servizi. E questo sai che significa, che la richiesta di essere sempre presenti 24/7 nel mondo connesso in cui viviamo è una realtà molto concreta. E dal punto di vista della forza lavoro, c’è un cambiamento in quello che siamo soliti chiamare equilibrio tra vita e lavoro, giusto?

Le persone vogliono avere più flessibilità e noi, in questa specie di pazzo mondo in cui viviamo, dal ritmo così frenetico, diamo valore al trovare il tempo per la famiglia, per fare le cose che sono importanti per te e a volte questo viene compromesso. Quindi, man mano che le ultime generazioni entrano nel mondo del lavoro, cercano e chiedendo cose diverse e probabilmente lo ha fatto anche la mia generazione quando io stavo iniziando.

E dobbiamo essere molto consapevoli di questa cosa quando elaboriamo strategie e facciamo piani per il futuro. No, assolutamente, c’è la possibilità che il tipo di lavoro che facciamo in Solv e sulla gig economy possa portare l’assistenza clienti ad essere gestita diversamente?

Si. Ma ci vuole un’organizzazione piuttosto esperta, un’organizzazione coraggiosa e audace per riconoscerlo ed accettarlo, che comprenda che il cambiamento deve essere abbracciato se vuoi sopravvivere nel futuro.

Fernando: Hai detto qualcosa che ha attirato la mia attenzione sull’equilibrio tra il lavoro e la vita privata, lo chiami equilibrio tra vita e lavoro. Quindi qual è il significato di cambiare l’ordine, cosa c’è di più importante al di fuori del lavoro?

Paula Kennedy: Penso che si tratti di riconoscerne l’importanza e pensare ad una giornata tipo di molte persone che vivono in una città. Si alzano presto, molto presto per andare al lavoro nel traffico dell’ora di punta, arrivano al lavoro, iniziano un turno dalle nove alle cinque per poi ricominciare da capo.

E qualche volta si trascorrono 12 ore o più in un giorno in cui non sei effettivamente a casa tua e fai le tue cose. E nel frattempo devi anche dormire. Fai il confronto con la differenza di adesso, le posizioni per la gestione dei clienti sono diventate disponibili per le zone più remote, da dove non devi spostarti per andare al lavoro.

Non solo è un grande fattore ecologico ed è ottimo anche per la responsabilità sociale d’impresa dei marchi, capisci, ma è proprio quel fattore di salute e quel fattore di benessere e quel, sì, la mia vita è importante per me e lo sono anche quelle ore che passavo seduto in macchina o in treno o in autobus. E ora le passo in casa.

Posso lavorare, posso fare una pausa. Posso essere più flessibile, attivo e inattivo, fare cose. Credo che dipenda da ciascun individuo, quello che per lui va bene.

Ma abbiamo superato il tempo in cui in ufficio si timbrava il cartellino alle 9 e si usciva alle 5. Quei tempi stanno cambiando e c’è molta più agilità ed un ritmo più veloce nel lavoro a distanza.

Fernando: Hai menzionato la gestione dei clienti, perché ovviamente è ciò in cui sei coinvolta, ma pensi che questo sia un movimento generale in molte aree diverse?

Paula Kennedy: C’è assolutamente un cambiamento. Vediamo il cambiamento nelle organizzazioni che promuovono il lavoro a distanza, che sia questo ibrido o un tentativo di introdurre tali politiche nella loro organizzazione. Poi vedi queste coraggiose, piccole startup che lo mettono in pratica.

È proprio quello che fanno. Iniziano con un modello completamente remoto e non hanno proprio uffici. Ovviamente per un’organizzazione i vantaggi commerciali di questa cosa sono molto importanti. Ma dipende dal tipo di lavoro, sai, entri nella normale infrastruttura di un’attività o di un’azienda, ci sono un sacco cose che devi tener presente.

Il coinvolgimento dei dipendenti, il rimanere in contatto, la comunicazione. È un set diverso di strumenti. È un modo diverso di lavorare. Penso che ciò che facciamo con la gig economy di Solv sia consentire alle persone di poter svolgere un lavoro che normalmente richiederebbe loro di spostarsi per andare in un contact center e fare quello che ora possono fare da casa e nell’orario migliore per loro e lo abbiamo fatto proprio perché non ci siano i vincoli dei turni. L’abbiamo modellato nella gig economy perché è una forza completamente nuova, sta arrivando ed è in continua evoluzione, giusto? Noi, nessuno l’ha ancora capito abbastanza, perché nella migliore delle ipotesi la legislazione è diversa, anche da paese a paese e da stato a stato, quindi dobbiamo anche consultarla, con rispetto ed attenzione ed assicurarci di fare la cosa giusta quando iniziamo a far crescere le pratiche della gig economy ed assicurarci che stiamo facendo la cosa giusta per i lavoratori del futuro.

Fernando: Quindi, riguardo a questa regolamentazione, pensi che sia in vigore la regolamentazione giusta, che si stia creando ora, stai pensando in anticipo rispetto alla regolamentazione, qual è la cosa giusta da fare? E se potessi incidere su questa regolamentazione, quali sono le aree su cui ti concentreresti?

Paula Kennedy: Non penso che sia completamente evoluta, sotto nessun aspetto. Penso che sia per questo che c’è perplessità e le opinioni sulla gig economy sono discordanti. È molto altalenante e con convinzioni opposte. E puoi vedere che le persone stanno facendo le leggi in modo incoerente tra i molti territori, perché penso che ogni singolo caso ed esempio venga esaminato separatamente e non necessariamente la gig economy è una cosa nuova, non lo è.

Ormai è in giro da un bel po’, ma adesso sta emergendo e guadagnando slancio. E questa cosa, come sai, porta a questo, porta al vaglio. Ma a cosa dobbiamo fare attenzione? Non so se abbiamo, come dire, la checklist delle cose giuste da fare per risolvere tutto. Ma penso che inizieremo a vedere una piccolissima evoluzione guardando a ciò che è giusto per il lavoratore.

L’ambiente in cui lavorano, gli orari in cui lavorano, assicurarci che i lavori siano equi, i compiti siano equi e che, come dire, paghe, stipendi e benefici siano allineati a quelli che forse erano al di fuori dell’ambiente della gig economy. E questo richiederà tempo per evolversi ed essere standardizzato, capisci?

Ma si tratta di essere dei giocatori responsabili in quello spazio, per influenzarlo e cercare dove si trovano le opportunità, all’inizio portando cose, testandole, imparando e vedendo cosa funziona. Sono davvero molto soddisfatta dei progressi che abbiamo compiuto nello spazio della gig economy negli ultimi otto, 10 mesi. Ma l’abbiamo fatto con molta cautela, assicurandoci che quello che facciamo sia la cosa giusta per i nostri Solvers, per il nostro marchio Concentrix e assolutamente per i marchi ed i clienti che lavorano sulla piattaforma.

Fernando: Credi che in futuro sarà possibile fare carriera, una carriera di successo, lavorando o almeno iniziando nella gig economy. Osservando come tu hai iniziato, come agente del servizio clienti ed ora sei vice presidente di Concentrix. Pensi che ora possa esserci un Solver che sia una Paula del futuro?

Paula Kennedy: La cosa davvero buona dei solver e di chi sta facendo richiesta ed è attratto dalla possibilità di lavorare sulla piattaforma Solv, tipicamente come una seconda fonte di reddito, è che stanno portando sul tavolo una richiesta di competenze molto approfondite. Quindi è un modello molto diverso dal business tradizionale, nel quale possiamo fare più assunzioni entry level ed il personale passerà per la formazione per poi completare un periodo di pratica. Questo è un pò il tipico modello a cui siamo stati tutti abituati. Stiamo vedendo qualcosa di molto diverso, il che significa che possiamo salire scale e rampe in giorni anziché in settimane. Possiamo costruire conoscenze e vedere livelli impostati, capisci, meglio di prima ed in ore e non in giorni, perché abbiamo persone che portano già abilità, competenza ed esperienza.

Quindi penso che sia una dinamica molto diversa. E tutto è apprendimento. Quindi i dati che raccogliamo da tutto questo, per ogni esperienza che abbiamo, svolgeranno un ruolo davvero importante su quali saranno le prossime decisioni e le prossime funzionalità che inseriremo nella piattaforma, le partnership e le alleanze che costruiremo, tutto ciò sarà generato dai dati, da quello che impariamo e dalle intuizioni che riceviamo anche dai nostri Solvers.

Fernando: Hai più volte detto di aver avuto grandi mentori. Hanno avuto un’influenza in ogni fase della tua carriera? Come funzionava?

Paula Kennedy: Assolutamente. Come dire. Sono fermamente convinta che chi traccia il tuo percorso verso il futuro sei tu e la tua ambizione di quello che vuoi ottenere. E questa è una cosa molto personale. Solo perché Paula voleva fare A, B e C non significa che la prossima persona lo voglia fare e tutti noi abbiamo ambizioni diverse, ma la mia esperienza personale, sai, è stata di identificare le persone nelle organizzazioni con cui ho lavorato ed in effetti, a volte fuori della tua organizzazione trovi qualcuno che ti ispira, guardi quello che hanno raggiunto e vedi come ci sono arrivati e hanno fatto cose che, sì, pensi, andrebbero bene per me. E non essere timido ad avvicinarti e a chiedere il sostegno di un mentore, avere un mentore al lavoro è così importante.

Anche io faccio da mentore alle persone dei livelli inferiori. Quindi tu vedi le due facce di una situazione su cui puoi dare consigli, ma sai, non sei mai… Non sei mai troppo esperto o ad un livello in cui qualcuno non possa offrirti qualcosa in più. Quindi penso che avere un mentore, un consigliere all’interno del luogo di lavoro, sia una cosa incredibilmente importante e mi è servito moltissimo.

Ci sono persone che ritrovo in tutta la mia carriera, che considererei ancora miei consiglieri, che chiamerei per parlare, anche se non lavoro più con loro. Potremmo non essere nella stessa squadra, potremmo non essere nella stessa organizzazione. Ma sì, i rapporti con i mentori sono una cosa piuttosto importante.

Fernando: Penso che la maggior parte delle persone concorderà su questo e penserà che sia un’ottima cosa da avere, ma non si sentirebbe davvero a proprio agio o sicuro di come chiedere a qualcuno di fargli da mentore. Hai il tuo responsabile e ovviamente da lì ci si aspetta qualche tipo aiuto, ma anche fuori da lì, in una qualche altra parte dell’organizzazione o addirittura fuori da essa. E cosa fai, dici “Ti ammiro davvero e vorrei che tu fossi il mio mentore”?

Paula Kennedy: Si. Sai, è imbarazzante. Non è meno imbarazzante della prima volta che vai ad un evento del gruppo o partecipi ad una riunione. Quelle prime volte sono sempre molto scoraggianti. Dal luogo di lavoro. Penso che sia molto condizionato anche dalla cultura dell’azienda per cui lavori. Se c’è una cultura lì, che davvero promuove ed incita le persone ad essere la versione migliore di se stesse e ad impegnarsi sempre per fare il passo successivo. Le buone organizzazioni vogliono che le persone dei livelli di base scalino le posizioni, perché la fedeltà al marchio, la lealtà all’azienda ed anche solo quello sviluppo delle abilità e della relativa conoscenza richiesta che acquisisci, sono davvero la chiave a cui aggrapparsi. Questo non significa che non puoi passare anche a ruoli esterni, ma dipende da quello che vuoi fare tu personalmente. Quindi incoraggio sempre le persone ad avere quella conversazione faccia a faccia col proprio responsabile di linea.

Quella relazione arriverà sempre fino ad un certo punto, ma tu potresti voler acquisire abilità diverse che non rientrano necessariamente nelle mansioni di quella persona. Quindi penso che il mio incoraggiamento sia: cerca un mentore tra persone di aree che non sono necessariamente le tue. Giusto? Perché tu vuoi metterti alla prova.

Vuoi davvero chiederti se sei la migliore versione di te, se ci sono ulteriori cose che puoi imparare e talvolta il modo migliore per farlo è essere seguito da qualcuno di un area completamente diversa, ma qualcuno che raggiunge obiettivi e ci sono cose che, l’ispirazione può essere così tante cose.

Quindi, qualunque cosa sia, esplora, cerca quella rete di conoscenze che ti aiuta a farlo. Sfrutta gli strumenti e le persone che hai intorno a te e questo ti darà un grande, enorme ritorno.

Fernando: E tu hai menzionato te stessa come mentore per altre persone. Come trovi il tempo per farlo?

Paula Kennedy: Bhe, questa è una cosa importante da fare. Quindi, se hai un tuo team il lavoro è importante. La prestazione è importante. I risultati sono molto importanti, ma non si ottiene nulla se le persone non sono felici e motivate. Quindi, all’interno del tuo proprio team, devi avere il tempo per uscire dall’ambiente lavorativo e fare da consigliere nel tuo proprio gruppo, all’interno di Solv, facciamo cose come, sai, brunch fuori sede, dove parliamo di come vanno le cose.

Sai. E certamente del lavoro che abbiamo da fare. Ma poi stacchiamo e ci raccontiamo altre cose che succedono nella vita? Abbiamo sessioni di evasione individuali. I miei team hanno già un intervallo di tempo nel loro calendario che se vogliono usarlo con me, è lì. Ma è assoluto, l’unico ordine è: non è lavoro, riguarda altre cose. Ma sono coinvolta anche in molti enti ed associazioni locali, in particolare aiuto le donne sul luogo di lavoro. Perché ci sono passata. E se puoi restituire qualcosa, è una gran cosa, vero? Quindi, se vogliamo davvero favorire tutta questa diversità nei luoghi di lavoro ed incoraggiarla veramente. Le donne in particolare si fidano meno a chiedere la guida di un mentore ed hanno meno fiducia nell’ambiente del gruppo, quindi creare un ambiente di persone di cui fidarsi e che le aiutino nel loro percorso. Fidati, ricevo tanto nel fare la mentore, quanto le persone alle quali lo faccio.

Fernando: E questo potrebbe essere qualcosa che aiuta le persone a sentirsi più a proprio agio a chiedere, sapere che le persone in determinate posizioni sono le prime che vogliono restituire e che loro stesse ricevono qualcosa nel farlo. Quindi non c’è problema a chiedere.

Paula Kennedy: E non tutti hanno il lusso di lavorare per una grande organizzazione come Concentrix, dove abbiamo un sacco di persone intorno e le squadre sono grandi. Ci sono un sacco di persone fantastiche là fuori, con del potenziale, ma possono avere la propria attività o lavorare in un’azienda più piccola dove quel tipo di consigliere non è a loro disposizione.

Quindi uscire dall’isolamento ed avere una rete di persone intorno a te alle quali puoi chiedere le cose, avere persone che hanno avuto tante esperienze diverse ti dà una prospettiva diversa su ciò che vuoi sapere, quello vuoi sentire, cosa vuoi fare e mette in discussione le tue proprie decisioni. E questa è una buona cosa.

Fernando: Hai già toccato un punto in cui io ho avuto sentimenti contrastanti nel parlarne, perché è ovvio che avere una donna in una posizione elevata di una grande azienda, uno dei temi sia ovviamente l’uguaglianza di genere. Ma ho la sensazione che vivendo nel 2020, in un certo senso viviamo nel futuro. Ha ancora senso avere questo tipo di conversazione? È ancora importante?

Paula Kennedy: Al cento per cento, quindi, mai, mai sentirsi in imbarazzo. La mia prima richiesta sarebbe, non sentirti mai imbarazzato nell’avere una discussione di genere, perché in realtà l’uguaglianza di genere riguarda la discussione tra donne e uomini così come quella tra donne e donne. Giusto? Quindi è davvero importante che tutti accettiamo tutto.

E non si tratta più solo di genere, giusto? Si tratta di avere una forza lavoro che sia inclusiva. E queste due cose non sono necessariamente separate, sono direttamente correlate, giusto? Si tratta di inclusione, di includere persone di ogni provenienza, razza, religione, genere e con abilità diverse. In tutto, in quel tipo di decisioni che vengono prese all’interno di un’innovazione aziendale in atto in un’azienda e dare opportunità a tutti.

Quindi è un argomento davvero molto importante che dobbiamo tenere sul tavolo e dobbiamo essere sereni nel parlarne, perché è la nostra nuova normalità, giusto? Ma non c’è ancora equilibrio. Non viviamo in un mondo 50-50, quindi dobbiamo ancora continuare a parlarne e fare cambiamenti.

Fernando: E ho notato, trovo interessante che tu sia una sostenitrice dell’uguaglianza delle donne nel lavoro, ma tu, penso che tu eviti l’etichetta di femminista e scelga quella delle pari opportunità.

È una scelta consapevole da parte tua?  È scomodo usare la parola femminista nel mondo aziendale?

Paula Kennedy: No, sono davvero sorpresa che tu lo dica. Sono, direi che sono orgogliosamente femminista, probabilmente più femminista di quanto forse ammettessi prima.

Perché c’è stato un periodo in cui femminismo sembrava una parola un po’ leggera, giusto? Non lo è davvero. Si tratta di incoraggiare le donne ad essere fenomenali, ad essere grandi. Lo sono. Non c’è niente di sbagliato nell’essere femminista. Puoi essere femminista come uomo, puoi essere femminista come donna ed è una cosa grandiosa.

Io incoraggio mia nipote di cinque anni ad essere femminista, giusto? Perché tutti dobbiamo davvero adottare la mentalità dell’uguaglianza per tutti. E ancora, è molto più di una semplice questione di genere.

Ma no, va bene. Ne vado orgogliosa. 

Fernando: Okay, quindi fai parte del movimento lean In, che si ispira al libro della COO di Facebook, Sheryl Sandberg. Puoi spiegare cos’è il movimento Lean In?

Paula Kennedy: Sai, il libro Lean In è stato scritto alcuni anni fa da Sheryl, ma i principi, mentre il suo libro era molto incentrato sul genere, i principi valgono per tutto. E riguarda quel messaggio sull’uguaglianza e quello sulla diversità ed il fatto che tutti possano far ascoltare la propria voce.

Sai, se sei nella stanza e qualcuno non parla perché c’è una gerarchia lì e gli altri sentono di non poterli incoraggiare a far sentire la loro voce al tavolo, prendere la loro sedia al tavolo, sai, assicurarci di avere con tutti un approccio equo e ragionevole perché possano fare tutto. E il programma di Sheryl è assolutamente fenomenale.

Voglio dire, la portata che ha a livello globale è una cosa fantastica. Gli strumenti e le risorse offerti. Dalla Lean In, che è senza scopo di lucro, alle organizzazioni a cui partecipare e all’indipendenza di cui far parte. Quindi vedrai crescere i circoli Lean in, le sedi e le reti nei paesi e nelle città o nelle organizzazioni.

Mi ha attratta perché, sai, parliamo molto e anzi, probabilmente dopo tre anni da quando sono stata coinvolta per la prima volta nel programma. Ora parliamo molto, sai, della diversità e di come le cose sono migliorate e di come noi siamo migliorati. Ma tre anni fa, c’era molto più senso del diverso rispetto ad oggi. E non siamo perfetti sotto nessun punto di vista al momento.

E come donna che ha fatto carriera scalando le posizioni, l’ho vissuto e respirato. Senza alcun sentimento di disprezzo nei confronti di nessuno dei miei omologhi o colleghi maschi, che sono state ottime persone, che hanno sempre lavorato con me. Ma era evidente, più salivi di posizione e sempre meno donne trovavi in quegli incarichi.

Quindi, onestamente, se questa fosse una delle poche cose in cui, guardando indietro alla fine della mia carriera, sentissi di aver avuto un’influenza o aiutato una sola persona a sentirsi migliore per ottenere quella prossima opportunità, allora lavoro compiuto. Questa è una buona cosa. Ed è proprio la capacità di convincere molte persone con questa stessa mentalità ad abbassarsi e tirare su la prossima persona e dare loro una mano, è proprio di questo che parlo.

Fernando: Come fa qualcuno la prima volta, possono unirsi tutti ad un circolo e come si fa?

Paula Kennedy: Anche i ragazzi. Ecco qua. È molto inclusivo. Persino uomini. Sì, possono, voglio dire, questo è un programma dei tanti. E penso che tu, sai, le organizzazioni stanno sempre più costruendo i propri programmi di diversità ed inclusione per Concentrix, è una cosa così importante per noi che li promuoviamo e, sai, lo scopo e l’obiettivo dell’equilibrio 50-50 a tutti i livelli in tutti i paesi.

E noi, sai, abbiamo ottenuto incredibili, fantastici risultati arrivandoci effettivamente e facendo anche meglio. E penso che sia l’incoraggiamento che do alle organizzazioni e ai dirigenti di dirigere dando l’esempio e fare quella differenza e dare a tutti le stesse opportunità.

Fernando: Quindi uno dei problemi della diversità e in particolare dell’uguaglianza di genere, è la parità della retribuzione e il divario retributivo, alcune persone potrebbero obiettare che è colpa delle donne che non sanno negoziare. Bene, allora, qual è il tuo consiglio per le donne quando è il momento di negoziare il proprio stipendio?

Paula Kennedy: Allora, prima di tutto, voglio parlare con quelle persone che potrebbero dire che questo sia un discorso da fare un altro giorno. Ma sai, questa è una delle sfide.

È una questione di fiducia ed è, sono quelle risorse e strumenti e come fai da mentore e come aiuti, perché, sai, i dati confermeranno il fatto che se si presentano opportunità di lavoro e gli stipendi devono essere negoziati, i ragazzi maschi di solito guarderanno l’annuncio di lavoro e diranno, posso fare sette di quelle cose, ci provo. Noi no, noi tendiamo ad aspettare fino a quando non siamo perfette in ogni cosa prima di provare ed è nell’aiutare le persone a fare quel balzo della fede. Fidati di me. Io ho fatto balzi della fede nella mia carriera quando magari non ero pronta al 100% per farli, ma sapevo che avrei potuto. Quindi, abbi solo il coraggio di sapere che puoi e ci riuscirai e circondati di persone giuste che ti aiutino a riuscirci ed otterrai quello ed altro e balzerai sulla prossima cosa e su quella seguente

Ed è proprio di questo che si tratta. Ma si riduce tutto a come i nostri cervelli sono collegati, ma c’è, possiamo aiutarci a vicenda a farlo e possiamo identificare quelle cose. Ed ecco il perché. Sostengo molto di nuovo quel messaggio che la direzione di un ambiente inclusivo non deve essere a guida di un solo genere.

Ma di entrambi. Perché riguarda anche il fatto che le femmine facciano sapere ai loro pari, ai loro colleghi maschi e agli uomini nell’organizzazione, che è così che noi siamo. Perché potresti non saperlo. Potresti non identificarti in questo. Quindi dobbiamo anche dirtelo, giusto? Ed è una cosa reciproca, quindi…

Fernando: Quindi oltre al genere, che hai menzionato qui, ci sono altri tipi di diversità di cui le organizzazioni dovrebbero occuparsi.

Quali pensi siano i problemi più importanti che affrontiamo in questo momento in termini di inclusione e diversità non legati al genere?

Paula Kennedy: Guarda, dobbiamo solo prendere la decisione in base al talento. La persona migliore, Reyes, indipendentemente dal sesso, orientamento sessuale, capacità fisiche, la persona migliore dovrebbe essere la persona che ottiene il lavoro.

Sembra davvero semplice. Non si applica necessariamente ovunque. Dobbiamo fare tutti un sacco di lavoro in più su questo e dobbiamo solo essere più consapevoli delle cose che dobbiamo fare per incoraggiarci, perché tutti si sentano ben accolti nei luoghi di lavoro. Quindi, sai, tutti hanno la stessa possibilità, lo stesso accesso da fare.

E penso che quando, di nuovo i dati lo confermeranno, quando hai ambienti di lavoro molto più diversificati, l’innovazione, le idee ed i risultati dell’azienda che ne derivano si vedano nei profitti. Quindi è la cosa giusta da fare! Dobbiamo solo farlo con un po’ più di consapevolezza e di impegno.

Fernando: Questo ha perfettamente senso, ma sei d’accordo sul fatto che in alcuni ambienti, come nell’informatica ad esempio, il pregiudizio sia così forte fin dal college, che la migliore persona disponibile per il lavoro alla fine sia più spesso un uomo piuttosto che una donna. In questi casi, come si crea un ambiente più equilibrato? 

Paula Kennedy: Sai, la cosa inizia molto prima che qualcuno sia pronto a candidarsi per un lavoro. Deve iniziare dall’istruzione. Deve iniziare nelle scuole e nei college, giusto? Ci sono così tanti grandi ambasciatori là fuori che dirigono i programmi STEM che aiutano le ragazze ad entrare nel campo della scienza e della tecnologia e cose del genere. Sì, oggi c’è uno sbilanciamento e l’equilibrio si muoverà solo quando più ragazze e donne entreranno in quegli ambienti lavorativi, in seguito i risultati di questo incoraggeranno meglio le donne a candidarsi anche per quei ruoli.

E abbiamo parlato poco fa del futuro del lavoro. Voglio dire, ancora una volta, siamo molto concentrati sulle cose che accadono nello spazio lavorativo tradizionale, ma basta guardare quante altre porte si aprono quando diamo la possibilità di fare delle cose a distanza e potenzialmente le persone che hanno disabilità possono comunque fare quei lavori, senza dover fare grandi spostamenti in città per andare al lavoro.

Quindi c’è, ci sono un sacco di elementi in questo. Ci sono un sacco cose nella ricetta per far bene questa torta, ma ci sono un sacco di cose che le persone possono fare.

Non dipende solo dalla forza lavoro. Dipende da abilità, genitorialità, educazione, cultura. E mentre il nostro mondo continua ad evolversi, le prossime generazioni arrivano desiderando cose diverse ed esigendo che noi pensiamo alle cose in modo diverso, io credo che le cose cambieranno ad un ritmo più veloce.

Stiamo prendendo slancio. Guadagnerà sempre più trazione fintanto che i dirigenti continueranno a guidarla.

Fernando: Quindi il luogo di lavoro, al di fuori dell’ufficio tradizionale, sarà più diversificato.  Naturalmente. 

Paula Kennedy: Dovresti sicuramente vedere opportunità più diverse, ma aprendo solo la porta e dicendo lavoro a distanza non si risolve il problema.

Le organizzazioni devono ancora accogliere favorevolmente, a livello culturale, le politiche che mettono in atto i processi a sostegno delle persone con esigenze diverse. E che danno a tutti la stessa opportunità di avere successo.

Fernando: Quindi abbiamo parlato del tuo attivismo, dell’uguaglianza di genere, ma ho trovato questo davvero curioso: sei nel consiglio di fondazione di Brain injury matters. Cosa di questa causa ha richiamato particolarmente la tua attenzione?

Paula Kennedy: Brain injury matters è un ente di beneficenza locale dell’Irlanda del Nord che non ha sponsorizzazioni a livello nazionale o altro. Quindi devono lavorare molto duramente per mantenere i loro finanziamenti ed aiutare una popolazione di persone che non si aspettavano di dover affrontare gravi traumi o lesioni nella loro vita e la loro intera famiglia viene colpita. Prenso solo che sia una causa molto importante. Non è qualcosa in cui la mia famiglia è stata coinvolta, ma avendo una rete di conoscenze, persone che hanno riportato lesioni cerebrali, cosa che può accadere dopo la nascita, a causa di un incidente sportivo, per molti motivi, anche la malattia può provocarla e non c’è la stessa assistenza medica nel lungo termine per le famiglie che ne sono colpite. Quindi è davvero una buona causa, per cui sono felice di far parte del consiglio e di avere un’influenza sul modo in cui portano avanti il loro successo.

Fernando: Molte persone vogliono sostenere qualche causa e a volte vengono criticate perché supportano questa mentre quella è più importante.

Le persone sostengono le cause degli animali ed altri dicono, perché non sostieni le cause delle persone, qualcosa del genere. Come consiglieresti a qualcuno di trovare la sua causa, quella che vorrebbe sostenere?

Paula Kennedy: Sono tutte importanti. Non ce n’è una che lo sia più o meno di altre ed è una cosa molto personale scegliere quella a cui, magari, fare donazioni e a volte, sai, quello che le persone vogliono fare in una fase della loro vita può cambiare nell’altra. Penso che ci siano così tante cause incredibili là fuori che hanno bisogno del nostro aiuto e noi abbiamo la capacità di aiutare, che si tratti di donazioni finanziarie, dedicare del tempo, sostenere o semplicemente combattere ingiustizie.

Sai, è una questione di pace molto personale. Ci sono tante cose che mi appassionano molto e alle quali sono molto sensibile. Mi è capitato di essere nel consiglio per Brain injury matters, ma questo non toglie niente al resto. E penso che per molte persone sia lo stesso, siamo molto attenti ora come cultura a livello globale, giusto?  Quindi penso che sempre più vediamo quello che è in arrivo, sai, la crudeltà verso gli animali e non dovremmo mangiare così tanta carne come facciamo e cosa sta succedendo col clima? Questi sono tutti argomenti importantissimi, giusto? Potremmo farci dei podcast per settimane. E sono davvero molto importanti e lo sono anche per me, perché abbiamo famiglie e le prossime generazioni che verranno dopo di noi dovranno vivere in un modo diverso dal nostro.

Fernando: Avevo un argomento sull’equilibrio tra lavoro e vita privata, ma ora diventerà equilibrio tra vita e lavoro. 

Paula Kennedy: Grazie. Fantastico. 

Fernando: So che ami quello che fai e non pensi davvero che le cose che devi fare siano sacrifici. Ma a volte ci sono delle cose che devi fare per poter lavorare ad un certo livello, per cui devi passare gran parte della tua vita tra un aeroporto e l’altro, come anche lavorare nei fine settimana o a tarda notte.

Quindi, qual è il costo per avere successo nel mondo aziendale in un ruolo come il tuo?

Paula Kennedy: Sai cosa? Non voglio davvero pensarlo come ad un costo. Si tratta di equilibrio, giusto? E si tratta di sapere in che cosa sei veramente bravo e di circondarti di persone persino migliori di te in quella cosa, che anche ti aiutino in quella cosa.

Devi poter mettere una qualifica sulla porta. Voglio dire, il mio team, sono davvero fortunata. Ho un team qui, che è semplicemente fenomenale per quello che fanno. E noi, sai, condividiamo i compiti e condividiamo il carico di lavoro e facciamo quello che dobbiamo fare.

Ma alla fine la famiglia viene prima. Assolutamente, amo la mia carriera e mi appassiona molto quello che faccio, ma la famiglia viene prima.

Quindi sai, quando hai del tempo libero, spendilo. Spendilo con le persone che ami. Fai le cose che ti rendono felice. Se non sei felice, devi cambiare qualcosa. Sono molto fortunata ad amare quello che faccio. Ed hai ragione, a volte il lavoro non sembra essere un lavoro, ma devi avere la consapevolezza di quando staccare ed entrare, come dire, in una modalità diversa. Così…

Fernando: Sì, adoro quando il lavoro non sembra lavoro, che è quello che sto facendo in questo momento. Così… Ma ti sei mai sentita o sei andata molto vicina ad una situazione in cui il lavoro stava danneggiando la tua salute?

Paula Kennedy: No, ascolta, sai cosa, non passa una settimana in cui non ci sia un momento in cui sei molto occupato, giusto? A volte è autoindotto, specialmente quando lavori ad un progetto molto eccitante come Solv e stai portando qualcosa di nuovo sul mercato.

Ci sono brillanti, ottime idee ogni giorno e lavoro con un sacco di persone molto in gamba ed intelligenti in tutto il mondo, quindi è facile entusiasmarsi subito e dare tutto per quello che vuoi fare e all’improvviso è di nuovo ora di andare a casa, giusto? La giornata è trascorsa. Fa parte dell’emozione di quello che facciamo, entusiarmarsi per quello che ci mette costantemente alla prova.

Ma devi essere consapevole del tuo punto limite e dei tuoi inneschi dello stress. Sai, la nostra salute mentale è davvero importante e sempre più organizzazioni, per fortuna, prendono questa cosa molto più sul serio. Quindi non si tratta solo di me personalmente, di quali siano i miei inneschi, ma la cosa va guardata dal punto di vista del mio team e delle persone intorno a me, perché tutti lavoriamo a ritmi diversi. E ancora, come dirigenti, dobbiamo essere consapevoli che non costruiamo quell’ambiente in cui le persone che lavorano per te pensino che devono lavorare ai tuoi stessi ritmi perché tu sei il capo.

Quindi si tratta di fermarsi e rifiatare e le persone devono prendersi del tempo libero per fare le cose importanti per loro. Questo è davvero importante.

Fernando: Sì. L’ho constatato. Quell’aspettativa che le persone possano lavorare al mio stesso ritmo, seguire il mio esempio. Così, man mano che il tuo team cresce, cominci a realizzare che le persone sono diverse per il diverso modo che hanno di lavorare… 

Paula Kennedy: Quindi guardare alle abilità. Si. Creca di capire le cose in cui le persone sono brave e concentrati su quelle abilità e sull’equilibrio, su come stanno le cose con le altre persone e fai un bel mix all’interno del team. Non creare un esercito di Paula, perché potrebbe essere una team terrificante, ok?

Fernando: Magari.

Quindi alla fine della giornata, praticamente, come eviti l’esaurimento? Stai attenta a quegli inneschi?  Fai attenzione e ti prendi una settimana di ferie se senti che ti ci stai avvicinando?

Paula Kennedy: Oddio, probabilmente ho trascorso… Probabilmente lavoro in remoto e da casa da molto prima dei nostri tempi, visto che lo faccio da circa 15 anni.

Viaggiavo e lavoravo a distanza. Quindi entri nel tuo ritmo, sì, potresti essere su un aereo e fare un po’ di lavoro, ma allo stesso tempo, se lavori da casa per tutto il giorno, forse puoi andarti a prendere un caffè con gli amici. Quindi sai che puoi, puoi equilibrare la cosa. Ho detto, lo faccio da molto tempo, per questo probabilmente non mi sembra anormale, giusto? E le cose che stiamo implementando su più larga scala per la forza lavoro di tutto il mondo, io stessa le ho praticate, ma bisogna stabilire delle priorità. Che importanza ha la famiglia, sorprendentemente la mia famiglia è la cosa più importante della mia vita. Così. Viene prima di tutto e il lavoro ci sarà sempre.

E lavora per organizzazioni che siano attente alle loro persone, che puoi dire: ho bisogno di prendermi una pausa, devo fare delle cose. Questo va bene. Puoi restituire, ritornare, giusto? Quindi per me è così. Ma lo capirò quando non sarò efficiente. Se sto viaggiando troppo e non lo faccio nemmeno così spesso quanto era abituata o sto lavorando molto duramente e cose del genere, arriverai al punto in cui non sarai efficiente. Non stai realizzando un cambiamento positivo. Fermati, fai una pausa. Potresti essere mezzo addormentato, guarda la TV, vai in palestra. Io ho dei cani, quindi… 

Fernando: Sai, è interessante perché anche io ho passato circa 15 anni lavorando da casa prima di entrare in Unbabel. Alcune persone potrebbero desiderare quella libertà, ma non si rendono conto delle sfide che derivano da tutta quella flessibilità, dal dover essere responsabile del tuo proprio programma ogni giorno. Come gestisci il tuo tempo?

Paula Kennedy: Non siamo schiavi del ritmo, qualunque cosa facciamo. Quindi penso che sia un fatto di come usi il tuo tempo. Il mio potrei suddividerlo in modo diverso durante la giornata, perché so che se non finisco qualcosa, non lo so, diciamo per le quattro, allora potrei volerlo finire dopo, se fossi in un ufficio e dovessi prendere il trasporto pubblico per tornare a casa, potrei fermarmi e prenderlo più tardi, a patto che questo funzioni per il mio stile di vita, giusto? E in un certo senso è così. Mio marito gioca spesso a golf, ho due cani, i miei genitori vivono più lontano da casa mia, quindi trovo un equilibrio e tutto il resto funzionerà. È interessante che invece quest’anno abbia probabilmente trascorso più tempo in ufficio rispetto agli altri anni durante la creazione di Solv ed ho lavorato col team in sede solo perché quel metodo di incubazione di idee e di realizzazione di cose si trova lì. Quindi c’era un bel mix di questa cosa. Ma di nuovo, ti ci adatti. Ti adatti a quelle che sono le esigenze in quel momento di tempo e pianificazione. Io ho un incredibile disturbo ossessivo-compulsivo. Potrei pianificare qualsiasi cosa in 30 secondi, quindi ho un piano per tutto. Quindi questo è il trucco! 

Fernando: Sei molto disciplinata col tuo tempo perché potresti facilmente metterti sul divano a guardare Netflix e la tua giornata è finita, giusto?

Paula Kennedy: No, noi non lo facciamo. Questo assolutamente no.

Fernando: Ogni volta che parliamo con te e questa volta non fa eccezione. Vedo l’entusiasmo e la visione della fondatrice di startup. Come si combina questo stile in una grande azienda come Concentrix?

Paula Kennedy: Deve essere l’organizzazione giusta, Concentrix è imprenditoriale fino al midollo. Voglio dire, siamo molto aperti sull’essere audaci e dirompenti sul mercato, quindi quella cultura esiste, è insita in tutte le persone nell’azienda. Può sembrare un cliché, ma è la verità. Quindi nessuna idea è una cattiva idea.

E quando puoi andare dagli alti dirigenti della tua azienda e loro dicono, sì, provaci. Ottimo. Si. Sono soldi dal cielo. È fantastico. Ma poi dicono anche no, questa idea è spazzatura. Ripensaci. Si. Va bene. Questo è importante, perché non è che tutte le idee quotidiane siano fantastiche, giusto?  Quindi sono molto, molto fortunata. Il mio team, le persone in Concentrix, credo siano davvero fortunate.

Ogni volta che abbiamo una presentazione o delle sessioni culturali o incontriamo diversi gruppi di persone, c’è proprio questa energia nella sala che riguarda la possibilità di essere liberi pensatori, provare cose e fare cose e, sai, non c’è miglior esempio dei miei ultimi 12 mesi, capisci, mi sono immedesimata completamente nel ruolo, prendere un concetto, portarlo sul mercato e farlo funzionare.

Ed è stato un anno davvero molto divertente, in cui ho fatto qualcosa di completamente diverso. E questo ti rigenera. Rinnova le tue energie rendendoti consapevole di cos’altro puoi fare, ma puoi ottenerlo solo se lavori in un’organizzazione in cui la dirigenza voglia ascoltare quelle idee, promuoverle, approvarle e sostenerle strategicamente. Questo è fantastico.

Fernando: E immagino che per poter avere quella fiducia e approvazione. Nel nostro manifesto di marketing abbiamo una riga che dice che l’esecuzione supera le idee e immagino che tu sia abbastanza allineata su questo.

Paula Kennedy: Sì, le idee sono fantastiche se possono essere realizzate e funzionare, anche questo richiede dedizione, giusto? Ma quando si tratta della tua creatura la farai funzionare, giusto? Sì. Quella determinazione deve farlo succedere.

Fernando: Va bene. Ho un’altra domanda. Vedi te stessa cambiare radicalmente il tuo tipo di lavoro in futuro?

Paula Kennedy: Non è così strano quanto sembri, se me lo avessi chiesto 12 mesi fa, prima di iniziare il progetto, avrei pensato di entrare nel progetto Solv e realizzarlo?

Capisco che si tratta di un cambiamento piuttosto fondamentale o radicale passare da quella che era forse, sai, l’attività di gestione dei clienti più tradizionale alla creazione di qualcosa di diverso. Ed è molto, molto raro. L’ho detto a così tante persone, sono così privilegiata. È molto, molto raro che tu abbia la possibilità di far effettivamente parte di qualcosa, di creare qualcosa, con cui, guardandoci indietro tra qualche anno, avremo cambiato sostanzialmente un settore.

Voglio dire, è pazzesco e sono così fortunata a farne parte, non so dove potrà arrivare, ma sì, affronteremo qualche scossone in più e saremo un po’ più radicali. Guarda questo spazio. Ci sono alcune cose molto entusiasmanti in arrivo nel 2020 che potrebbero far inarcare le sopracciglia. 

Fernando: Siete comunque piuttosto dirompenti ed in un settore globale.

Paula Kennedy: Sì ed abbiamo appena iniziato. 

Fernando: Vedi te stessa, non lo so, tornare in Irlanda, aprire un negozio di fiori o qualcosa del genere?

Paula Kennedy: No, non sono pronta per il negozio di fiori, non ancora. Forse verrò a Lisbona a fare surf. Questo potrebbe essere radicale.

Fernando: Va bene. Grazie mille Paula.

Paula Kennedy: Prego.

Fernando: Come sempre, è stato bello parlare con te e spero di rivederti presto.

Paula Kennedy: Ok, grazie.

Fernando: Grazie per aver ascoltato il podcast. Se volete saperne di più su Paula e sui suoi prossimi progetti, seguitela su Twitter su @TweetPKG. Se vi è piaciuto il podcast di Unbabel e non volete perdere i prossimi episodi, iscrivetevi alla vostra app di podcast preferita. E se vi siamo piaciuti veramente molto, aiutate gli altri a trovare i nostri podcast lasciando una recensione o condividendo questo episodio coi vostri amici.


Questo episodio è stato prodotto da me, Raquel Magalhães, Raquel Henriques e Resonate Recordings.