“Eppure il nostro linguaggio può risultare più ricco e potente quando portato sottoterra.”

David Robson, BBC.

La linguista Abbie Hantgan era già molto lontana dalla sua casa in Michigan quando partì da Timbutku. Dalla capitale del Mali ha viaggiato per giorni, conquistando lentamente ciascuno dei 250 km che la separavano dalla sua destinazione, combattendo con strade allagate ed ogni sorta di ostacoli. E poi, scendendo da un autobus, è finalmente arrivata a destinazione: una valle a cul-de-sac nel cuore della regione dei Dogon. Ricorda il villaggio di Bounou, “sospeso sul fianco della falesia” come “una scena fuori dal tempo”.

Avrebbe vissuto lì a Bounou, con una tribù isolata: il popolo Bangande. Il nome stesso del loro popolo rispecchia la loro natura: Bangande si traducein “i Segreti” o “i Furtivi” o “i Nascosti”. Hai afferrato il concetto.

La storia dei Bangande è misteriosa come loro, ma alcune leggende suggeriscono che centinaia di anni fa un gruppo di schiavi sia scappato e si sia ricavato una vita là fuori, sui fianchi delle falesie. Questo potrebbe spiegare perché abbiano sempre voluto tenere un profilo basso, stare per i fatti loro e perché abbiano sviluppato una lingua segreta tutta loro, il Bangime, letteralmente la Lingua segreta.

Il Bangime è stato descritto come la lingua più enigmatica dell’Africa occidentale. È parlata da circa 1500 persone sparse tra sette piccoli villaggi ed è considerata una lingua a rischio.

In un articolo per il New Scientist, Hantgan ricorda come la gente del posto non fosse esattamente ospitale con lei. La prendevano in giro ogni mattina, quando lasciavano le loro case per occuparsi dei loro campi. Li vedevano seduti dentro, lei ed il suo consulente, con un taccuino ed una penna, mentre cercavano di compilare una lista di tutte le parole comuni della lingua e loro pensavano che fosse ridicolo. Non era un modo per guadagnarsi da vivere: la coltivazione era sopravvivenza e lei non stava coltivando.

Trovò un improbabile alleato: il capo del villaggio prese le sue difese. Spiegò agli abitanti del villaggio: “Lei si sta occupando del suo raccolto! La penna è la sua zappa ed il taccuino è il suo terreno.”

A poco a poco guadagnò la loro fiducia. Alla fine si fece dei buoni amici. Hanno condiviso con lei il loro linguaggio — le loro parole e la loro grammatica. Ma ci sono voluti anni per condividere il loro segreto.

In Bangime le parole non sempre significano quello che significano. In effetti, spesso significano esattamente il contrario: i significati delle parole possono essere invertiti di proposito. Potresti dire “un albero bianco” per descrivere un albero nero, un esempio che ci è stato fatto. È come una lingua che si capovolge.

È un trucco semplice, ma ingegnoso ed estremamente fantasioso. Nei giorni in cui le loro vite dipendevano da questo, potrebbe aver aiutato i Bangande a raggirare i commercianti di passaggio che parlavano la lingua dei Dogon di quella parte dell’Africa, con cui il Bangime condivide così tante parole. Così anche se mai fossi riuscito a capire cosa stessero dicendo, non avresti mai capito di cosa stessero parlando.

È la prima cosa che rende la Lingua segreta una lingua segreta. Per di più, la rende la più antica lingua segreta attualmente in uso.

Gli umili inizi di Polari

Polari deriva da Parlare, la parola italiana. Significa parlare, ma è anche il nome di una lingua — una lingua che probabilmente non conosci.

I bar gay hanno una lunga storia a Londra. Alcune prove indicano che i primi stabilimenti potevano già esistere nel 1700: troverai perlomeno nel corso del 1800 riferimenti a Molly house, pub e caffetterie che erano anche bordelli o motel. E sembravano abbastanza divertenti se prendi questa descrizione della buoncostume come esempio: “erano spazi di imitazione femminile; di finti matrimoni e parti; di canto, di comunità e di sesso.

Ma 200 anni dopo, i gay venivano ancora perseguitati. L’omosessualità era un’attività illegale e criminale.

Alan Turing, il genio matematico che aiutò gli alleati a vincere la seconda guerra mondiale, che sviluppò un programma di scacchi per un computer che non esisteva e che ha inventato il test ancora oggi utilizzato per decidere se un computer è in grado di pensare come un essere umano, fu accusato negli anni ’50 di “atti osceni”. Ritenuto colpevole, come pena fu castrato chimicamente. Si suicidò solo due anni più tardi.

Se eri un uomo e provavi a sedurre l’uomo sbagliato, ancora saresti stato gettato in prigione, forse accusato, probabilmente punito. Ed è per questo che il Polari iniziò a prendere piede all’inizio del XX secolo tra gli uomini gay della classe operaia.

Vedi, il Polari era una lingua occulta, un segreto noto solo a pochi. Se avevi il sospetto che qualcun altro fosse gay, avresti inserito una parola in Polari in una normale conversazione. Se l’altra persona conosceva il Polari, avrebbe inserito un’altra parola in risposta. Avresti saputo che quella persona era gay. Qualcuno con cui eri al sicuro, con cui potevi eventualmente anche flirtare o che potevi sedurre. Ed anche in una stanza affollata o nel mezzo di una lunga conversazione, nessuno eccetto voi due l’avrebbe notato.

Non era molto diverso dalla (ironicamente) famosa stretta di mano segreta dei massoni. Man mano che cresceva, il codice si è trasformato in una lingua. Una piccola, magari: col Dizionario Polari 2002 del Professor Paul Baker (l’unico mai scritto) che riporta circa 400 parole. Ma comunque, al suo apice negli anni ’60, saresti riuscito ad avere un’intera conversazione se eri fluente in Polari.

Il Vocabolario di un vagabondo

Nel XVI secolo, un magistrato di nome Thomas Harman stava davanti alla sua porta facendo qualcosa di molto, molto insolito. Stava comprando parole. E da una particolare classe di persone alla quale la maggior parte dei suoi contemporanei non si sarebbe normalmente rivolta per il lessico: voleva comprare parole dai mendicanti ed avrebbe offerto loro cibo o denaro in cambio di tutto ciò che potevano offrirgli.

Certo, lui non voleva solo una vecchia parola. Lui voleva comprare le loro parole. La loro lingua segreta. Voleva accedere al cosiddetto gergo dei ladri (Thieves’ Cant abbreviato a volte in Cant).

Nel suo libro sul gergo, Language: 500 Years of the Vulgar Tongue, Jonathon Green racconta come Thomas Harman lo desiderasse così tanto da minacciare alcuni dei suoi potenziali informatori con la prigione: “Avrebbe detto ti butto in prigione se non mi dai il tuo Cant.”

Il Cant prende molti nomi diversi. Potresti leggere su di esso come peddler’s French (il francese dei venditori ambulanti) o trovare dei riferimenti come Thieves’ Argot (slang dei ladri). Anche Rogues’ Cant (gergo dei furfanti) e pelting speech (discorso bersagliante) sono stati usati occasionalmente.

La necessità di avere così tanti nomi potrebbe avere qualcosa a che fare con le sue origini oscure. Dopotutto il Cant era un linguaggio segreto usato da coloro che erano ai margini della società britannica: da vagabondi, mendicanti, zingari e furfanti, ladri e farabutti simili. O come diceva Harman, ” [da] miserabili, furbi , erranti vagabondi cosiddetti e che si chiamavano tra loro egiziani, che profondamente dissimulano e a lungo nascondono e coprono le loro oscure pratiche ingannevoli”.

Il Cant è considerato un Cryptolect, un linguaggio segreto che aveva lo scopo di confondere chi non lo parlava e ad escluderli dalla conversazione. Spesso svolge anche un ruolo nell’affermare il carattere di una sottocultura che si trova emarginata dalla cultura tradizionale.

L’ipotesi migliore è che il Cant sia apparso intorno al 1530, nessuno sa esattamente da chi, quando e perché. La storia che Cock Laurel, il Re degli zingari e “furfante più famoso” dell’Inghilterra Vittoriana,sia stato concepito per la prima volta nel Devil’s Arse (“Culo del Diavolo” una grotta nel Derbyshire) è probabilmente proprio questo: un mito o una leggenda, seppure pittoresca. Ma la motivazione di Laurel potrebbe non essere lontana dalla verità: nella storia, lui voleva un linguaggio che consentisse a lui e ai suoi alleati di parlare ed escogitare piani liberamente, all’aperto, senza paura di essere ascoltati e capiti.

George Andrewes apre il suo “Dictionary of the Slang and Cant Languages” con: “Una grande sventura di cui il Pubblico è responsabile, è che i ladri hanno un proprio linguaggio; ciò significa che si radunano per le strade, senza paura di essere ascoltati o compresi.” La parola radunano qui intende suggerire, desumere ed insinuare che questi criminali e truffatori non facciano solo conversazione in pubblico. Stanno complottando e pianificando il loro prossimo colpo, forse proprio su qualcuno che è lì che ascolta.

Le gente all’epoca presumeva che se non volevi essere compreso, probabilmente stavi tramando qualcosa.

Le persone hanno paura del diverso, dell’altro, suppongo sia la natura umana. Paura di quelli che loro non possono controllare e che non si conformano. Come i vagabondi, che improvvisamente parlano tra loro lasciando tutti gli altri fuori dalla conversazione. O come due uomini gay in una società omofoba, che si incontrano in un pub e vogliono solo rimorchiare.

Il Cant è stato usato per centinaia di anni, evolvendosi, adattandosi. Un ramo del Cant avrebbe successivamente formato le radici del Parlyaree del XIX secolo. Come avrai già intuito, alla fine del secolo il Parlyaree sarebbe diventato il Polari.

Una natura appariscente e flessibilità

Come lingua, il Polari attingeva dal Cant e da varie altre influenze. Era un prodotto della sua classe operaia e della cultura alternativa: l’italiano e lo yddish di due grandi popolazioni immigrate che avresti incontrato nella Londra degli inizi del XX secolo (come sapranno i fan di Peaky Blinders). Attingeva da altre culture emarginate, come i Rom. Ha preso in prestito parole da un’altra lingua locale della classe operaia del East End, il Cockney Rhyming Slang —un’altra lingua sotterranea ancora oggi utilizzata, che ha la reputazione di aver aiutato le gang del East End di Londra a tenersi al sicuro dalla polizia).

Attingeva da lingue come l’irlandese e il francese che avresti sentito parlare nei porti di Londra tra i portuali ed i marinai. Attingeva dal gergo dell’aeronautica americana. Ed alcune parole erano solo “backslanging” — parole lette al contrario, come riah invece di hair (capelli).

Tutte queste parole furono buttate dentro, ma la grammatica alla base di tutto era quella inglese. Il fatto che la lingua inglese sia così flessibile potrebbe essere il motivo per cui sia così adattabile. È una lingua che svolge il ruolo di ospite per molte lingue diverse, come Pidgin, Boobslang, Rhyming Slang e Polari.

E il fatto che l’inglese fosse la spina dorsale del Polari significava che la lingua poteva essere parlata in vari modi. Solo una parola buttata lì, come una stretta di mano segreta. Inserendo una serie di parole in una frase, per aggiungere un tocco di stile e colore così culturalmente importante per i parlanti del Polari. Oppure intere frasi, intere conversazioni potrebbero essere fatte in Polari.

Puoi vedere tu stesso questa evoluzione in un cortometraggio intitolato Putting On the Dish: due giovani siedono fianco a fianco su una panchina. Le loro prime battute sono dei tentativi: uno dei due lancia alcune parole per sondare e misurare la reazione dell’altro. Dice che il libro che l’altro legge, Arancia meccanica, ha un finale “naff” (di cattivo gusto, non buono) e gli chiede una sigaretta. Vedendo che l’altro uomo ha capito quello che intendeva, iniziano ad avere una conversazione. Le loro prime frasi usano un po’ di Polari e poi, intorno al minuto 2:20 se provi a seguire, diventa tutto Polari.

Paul Baker, un professore di linguistica e la più grande autorità di Polari del mondo, ha spiegato in un episodio del podcast The Allusionist: “Per la maggior parte dei parlanti non era una lingua completa. Era un vocabolario principalmente di sostantivi, verbi ed aggettivi che si basavano sugli oggetti di uso quotidiano, persone, parti del corpo, abbigliamento e cose del genere. E classificava oggetti di uso quotidiano, persone, parti del corpo ed abbigliamento.”

Una cosa interessante del Polari è che era diversa da qualsiasi altra lingua, per via della sua natura appariscente e della sua flessibilità, del fatto che non ci siano mai state regole scritte e che il suo unico dizionario fosse stato pubblicato molto tempo dopo la sua scomparsa. I migliori parlanti non erano quelli che conoscevano il maggior numero di parole e che le usavano perfettamente. I migliori parlanti erano quelli che potevano contribuire alla lingua, che erano veramente grandi nell’aggiungere nuove parole improvvisate e a farsi comprendere da chi li circondava. Potevano modificare parole esistenti per renderle ancora più complicate, più colorite e luminose. Contavano sopra ogni altra cosa sull’immaginazione dei parlanti e degli ascoltatori.

Man mano che cresceva e maturava, il Polari diventava tanto una cultura quanto una lingua. È diventata un’identità condivisa e modellava la visione del mondo di chi la parlava. Le persone che parlavano il Polari sviluppavano un atteggiamento che andava di pari passo: ironico e sovversivo. Si prendevano gioco della polizia, che era ovviamente il loro nemico naturale, chiamandola “braccialetti Betty”, “legge Lily” o “manette Hilda” per esempio. Li aiutava a scherzare sulle situazioni come l’essere arrestati o picchiati.

Questa cultura divenne in seguito più di uno sfogo per un sacco di cose che altrimenti uomini e donne gay avrebbero dovuto reprimere giorno dopo giorno. È diventato un meccanismo per affrontare la repressione. Questa è la vera forza di queste lingue degli emarginati. Danno potere a chi non ne ha.

Anti-lingua e grammatiche prese in prestito

Questo fenomeno è stato osservato per la prima volta dal linguista Michael Halliday, che ha coniato il termine anti-lingua nel 1978 per descrivere come le sottoculture stigmatizzate sviluppino linguaggi che li aiutano a ricostruire la realtà secondo i propri valori.

Halliday ha attinto da tre lingue principali per giungere a questa conclusione: il Thieves’ Cant (gergo dei ladri), la lingua dei bassifondi del Bengala occidentale ed uno studio del Grypserka, il gergo della prigione polacca. Ed ha scoperto che queste hanno molte cose in comune.

Spesso ad esempio, l’anti-lingua usa decine di parole che descrivono un singolo concetto – specialmente attorno a parole che sono culturalmente importanti per i parlanti. Questo processo, chiamato iper-lessicalizzazione, è quello con cui spiegheresti perché ci sono così tanti modi per descrivere la polizia in Polari. Allo stesso modo, egli ha contato 21 parole per bomba a Calcutta e 41 per polizia. E 20 parole per ladri in Cant.

E proprio come il Polari, tutte le altre anti-lingue prendono in prestito la grammatica della lingua madre. Quindi sostituiscono le parole chiave con quelle che solo il gruppo conosce e comprende. Ma le anti-lingue non servivano solo a tenere fuori gli estranei, sottolinea Halliday.

Rafforzano il legame tra gli utilizzatori. Lo scopo principale di un’anti-lingua è quello di costruire una realtà alternativa, con valori diversi da quelli della società tradizionale.
“È un modo di fare resistenza”, scrive Halliday. “Resistenza che può assumere la forma di simbiosi passiva o di ostilità attiva e persino di distruzione”.

Quindi, più la polizia cercava di reprimere i gay, più forte diventava il Polari. Il legame che univa i suoi parlanti diventava più forte, la cultura diventava più importante e più viva. Il numero di parlanti del Polari si moltiplicava. Ed anche il modo in cui è accaduto aveva in sé un aspetto culturale: molti parlanti di Polari ricordano di essere stati iniziati alla lingua dai membri più anziani e più esperti della comunità. Ricevere un “nom de guerre” era un rito di passaggio e normalmente era una versione femminilizzata del tuo nome: Paul sarebbe diventato Paulette, per esempio.

Ed anche se è impossibile conoscere il numero esatto dei suoi parlanti, al suo apice Polari era utilizzato da decine di migliaia di persone.

Nel panorama artistico c’è sempre stato un gran numero di suoi parlanti. Ma negli anni ’60, quando diversi famosi personaggi gay dello spettacolo conquistarono i riflettori, negli spettacoli teatrali e nei musical e poi in televisione e in radio, il linguaggio iniziò ad affiorare in superficie.

Come parole di culture alternative, oggi vengono riprese dalla cultura tradizionale, pensa a “woke” (svegliato), preso in prestito dagli afroamericani, noteresti che il Polari viene usato da persone che non parlano il Polari. In un pittoresco momento da prima pagina, la Principessa Anne avrebbe detto ai fotografi “naff off” (levatevi dai piedi).

Nel 1965 il Polari ha iniziato ad essere trasmesso a circa 20 milioni di persone a settimana attraverso un media improbabile: la BBC. Ovvero nel popolarissimo programma radiofonico “Round the Horne”. Improvvisamente, una lingua che era stata creata, diffusa ed usata per eludere il governo, veniva utilizzata nella rete di intrattenimento statale.

Ma anche allora, continuava ad essere sovversiva. È stata utilizzata da attori e comici dello spettacolo per sfidare la National Viewers and Listeners Association, l’associazione presieduta dall’omofoba ed ultra conservatrice Mary Whitehouse.

Anche se la Whitehouse e la NVLA si battevano per ripulire la BBC dalle “porcherie” che incoraggiavano “una società permissiva”, come le parolacce, le scene di sesso, la violenza (ha fatto annullare a Kubrik la presentazione di Arancia meccanica in Gran Bretagna) e persino le parole gergali come “bloody” (dannato) o “bum” (culo), i comici e gli attori di “Round the Horne” di soppiatto facevano dozzine di riferimenti al sesso e alla cultura “queer” senza essere notati.

Per alcuni parlanti di Polari era comunque scoraggiante. È ironico, a dir poco, vedere che una lingua ha iniziato ad estinguersi mentre diventava più popolare. È quasi ridicolo. Ma condividendola con milioni di ascoltatori di “Round the Horne”, era come se lo show stesse rivelando il segreto. Vedere i membri della famiglia reale saltare sul carrozzone era il segnale che era tempo di voltare pagina.

E quell’elemento di segretezza aveva una sua magia. Questa era una lingua che per sopravvivere dipendeva dall’esclusività. Perderla è stato il primo passo verso il suo declino.

Più tardi, nel 1967, il disegno di legge sui reati sessuali è diventato legge, depenalizzando finalmente (o parzialmente) l’omosessualità. Tutto ad un tratto non era più necessaria una lingua segreta.

La legge coincise con la crescita del movimento per i diritti degli omosessuali che era esattamente l’opposto di ciò che Polari rappresentava. La battaglia che stavano combattendo veniva riformulata: non si trattava di creare una comunità in grado di sopravvivere ad una società più grande, ma innanzitutto di non doverlo fare. Si trattava di essere accettato così com’eri ovunque tu andassi. Si trattava di orgoglio, non di segretezza. Alla fine degli anni ’60, ovviamente, sono avvenuti enormi cambiamenti culturali ovunque. Ed è stato così anche per le comunità LGBT. Mentre loro progredivano durante anni ’70, il Polari diventava sempre più impopolare. Era vista come antiquata, al confine con l’obsoleto.

Perché giocava sugli stereotipi “camp” (dell’effeminato), per esempio — “camp” è una parola in Polari che è passata all’inglese corrente. E le sue iniziazioni e la sua gerarchia informale erano in contrasto col modo in cui i giovani volevano modellare la società attorno a loro. Il modo in cui così tanto del suo linguaggio riguardasse l’oggettivare, sia con oggetti a te cari che con oggetti da te odiati, sembrava antiquato.

Anche il modo in cui Polari prendeva in giro la polizia mettendo in dubbio il loro orientamento di genere e chiamandoli con nomi di ragazze, iniziava ad essere visto come un esempio di come l’intera cultura potrebbe essersi basata sul sessismo casuale.

Questa vecchia lingua, che aveva visto così tanto per tanto tempo, non era adatta a queste nuove leggi, nuove norme, nuove culture e ad un movimento in crescita.

La lingua si è sbiadita fino ad estinguersi. Torno di nuovo a Paul Baker perché consegni l’elogio funebre:
“Amo il Polari, ma si spera che le grette condizioni sociali che hanno portato alla sua creazione non richiederanno mai più nulla di simile in questo paese”.

Una resistenza ebraica armata di linguaggio

Non ci sono molti posti sulla Terra così privi di vita come il Mar Morto. Situato nel secco e arido deserto della Giudea, è quasi 10 volte più salato dell’Oceano. C’è così tanto sale nelle sue acque che nessun animale e nessuna pianta possono sopravvivervi. È morto, nel suo nome e nella sua natura.

Torniamo indietro al 1947, tre beduini stavano facendo pascolare delle capre nelle vicinanze. Per caso entrarono in una delle migliaia di grotte sul fianco della roccia e si imbatterono in un inestimabile, ma improbabile tesoro: sette giare di terracotta contenenti dei rotoli di pergamena. Questi rotoli erano alcuni dei più antichi manoscritti sopravvissuti della Tanakh o Bibbia ebraica.

I beduini li portarono al loro campo per mostrarli a familiari e amici. Per un po’ appesero questi rotoli al palo di una tenda cercando di trovare un acquirente. Un commerciante ebreo di antiquariato di Betlemme si rifiutò di acquistarli: forse pensava che fossero privi di valore o forse pensava che fossero stati rubati da una sinagoga.

I rotoli sopravvissero passando di mano in mano, venduti per piccole somme di denaro. Sono sopravvissuti alla guerra Arabo-Israeliana del 1948, vennero portati a Beirut per salvaguardarli. E nel 1948, dopo aver catturato l’attenzione della American Schools of Oriental Research (ASOR), furono annunciati al mondo.

Gli archeologi impiegarono due anni per ritrovare la grotta in cui erano state trovati i rotoli. Dopotutto c’era una guerra in corso e sarebbe stato impossibile avviare un’operazione su larga scala senza il sostegno di una delle fazioni. Gli archeologi hanno cercato di ottenere l’aiuto dell’esercito Siriano, ma questi hanno chiesto più denaro di quanto la ASOR potesse permettersi.

Solo dopo che la Giordania ordinò alla Legione Araba di perlustrare l’area che trovarono la grotta originale. Era il 28 gennaio 1949.

Negli anni a venire, beduini ed archeologi esplorarono la zona. Trovarono altre 10 grotte, con un totale di 972 di rotoli all’interno. L’undicesima ed ultima grotta è stata scoperta solo nel 2017.
Da allora gli accademici stanno traducendo queste pergamene, un lavoro che non è ancora stato concluso.
Ma uno degli ultimi ritrovamenti indica che otto di questi siano stati scritti in una proprio anti-lingua morta.

Lo studioso che per primo li ha analizzati lo ha chiamato manoscritto Cryptic A. Ora sappiamo che furono scritti in Ebraico Qumran, con un codice sostitutivo. Fondamentalmente, lo scriba che li scrisse avrebbe sostituito le lettere ebraiche con altre lettere o con speciali segni segreti.

Il professor Noam Mizrahi di Tel Aviv ipotizza che la scrittura esoterica avesse una funzione sociale. “Ci fa sentire molto importanti leggere cose che altri non sanno leggere”.

Dietmar Neufeld ha scritto che “il popolo dei Rotoli del Mar Morto aveva sviluppato i tratti caratteristici di un anti-lingua, con la propria identità linguistica che era trasparente per loro, ma opaca per gli estranei”. William Schniedewind rafforza questa tesi sostenendo che questa fu una deliberata e consapevole decisione culturale.

E recentemente, nel 2018, una giovane ricercatrice ha rimesso insieme 60 minuscoli frammenti di una pergamena vecchia di 2000 anni, per decifrare un altro pezzo di questo puzzle.

Ha scoperto una nota a piè di pagina che scorre lungo sei diversi pezzi. E ha pensato che fossero una unica linea continua, fino a quando hanno invertito inaspettatamente direzione. Senza riuscire a capire sul momento, un collega le ha chiesto se era possibile che lo scriba avesse semplicemente finito lo spazio. Improvvisamente, è riuscita a seguire questa nota a piè di pagina attraverso la pergamena collegando insieme decine di pezzi.

La pergamena, che è risultata essere un calendario annotato, ha rivelato che era in corso una lotta di potere. La gente che viveva e si nascondeva nelle grotte di Qumran era una setta, che rifiutava l’autorità del Secondo Tempio, il quale cercava di controllare ovunque la pratica ebraica. E questo calendario strappato è stata la chiave per scoprire questa cosa.

Già sapevamo dalle storie dell’Antico Testamento che la lotta degli oppressi per liberarsi da coloro che sono al potere è una storia antica come il tempo. Ciò che ancora non sapevamo è che da quando esiste una cultura della resistenza, la resistenza si fosse armata col linguaggio.

Il vero potere delle lingue della resistenza

Nel2020, il Polari è considerato dalla maggior parte degli specialisti una lingua morta. Ma non è scomparsa.
Non del tutto.

Infatti continua a spuntare nei luoghi più improbabili. In una scuola di Manchester, ad esempio: quando un gruppo di attivisti ha evidenziato l’assenza di inclusività LGBT nell’istruzione, è stato creato un esame in studi LGBT , in cui la sezione linguistica è stata completamente scritta in Polari.

O nell’ultimo album di David Bowie. In un brano chiamato Girl Loves Me, Bowie mescola due anti-lingue insieme: il Polari col Nadsat, il cryptolect di finzione di Arancia Meccanica.

La buoncostume traduce una parte della canzone:

“Cheena so sound, so titi up this malchick, say party up moodge,” canta Bowie, coniugando le due lingue tra loro. Per i profani, i testi di Bowie sono senza senso — ma nella traduzione, con “titi” che significa “carina” in Polari, e “cheena”, “malchick” e “moodge” che significano “ragazza”, “ragazzo” e “uomo” in Nadsat — loro leggono “Ragazza così sana, così carina sopra questo ragazzo, dai il via alla festa uomo.”

Alla fine il Polari è arrivato forse nel più improbabile di tutti i luoghi, in Chiesa. Un gruppo chiamato Sisters of Perpetual Indulgence ha creato una bibbia in Polari, realizzandola attraverso un programma di traduzione da loro sviluppato. La Bibbia è già alla sua 7° edizione e puoi accedervi gratis online. È stata sviluppata come parte di un programma più ampio per rendere la religione più inclusiva. Per ricordare alle persone che non devi essere o gay o religioso. Che c’è spazio per le persone LGBTQ e la loro cultura all’interno di ogni chiesa e tempio.

Qualcosa che il Church of England College ha tentato di esprimere, prima che venissero costretti ad esprimere il proprio rammarico. La Chiesa ha tenuto una preghiera serale in Polari a Cambridge, usando la Bibbia in Polari durante una funzione, in previsione del LGBT History Month. Ma i fedeli sono rimasti scioccati dal fare riferimento a Dio come duchessa Gloria. O quando, invece del tradizionale “Glory be to the father, and to the son, and the Holy Spirit” (Gloria al padre, al figlio e allo Spirito Santo), il reverendo ha condotto la preghiera con le parole: “Fabeness be to the Auntie, and to the Homie Chavvie, and to the Fantabulosa Fairy”.

Lo scandalo che ne seguì dimostrò esattamente solo che il Polari poteva anche essere morto, ma che manteneva ancora parte del suo potere. Il potere di unire. Il potere di sovvertire le aspettative. Di avviare una conversazione. Ancora più importante di ogni altra cosa, il potere di scioccare.

Nota dell’autore:

Mille ringraziamenti a Paul Baker, per aver scritto la favolosa Fantabulosa: The Dictionary of Polari and Gay Slang. Questo articolo non avrebbe potuto essere realizzato senza la sua vasta ricerca e il suo prolifico contributo. Egli ha fatto più di chiunque altro per mantenere vive le storie di questa lingua morta.

L’ho sentito per la prima volta nel Podcast the Allusionist di Helen Saltzman. Se ami le lingue e le parole, le storie e la storia che collegano queste due, non posso raccomandartelo a sufficienza.